il canto che non doveva esistere- folklore Umbro-
Il Canto che Non Doveva Esistere
Racconto ispirato al monastero abbandonato di Santa Maria della Pace, Umbria
Si dice che nei boschi sopra Assisi, tra sentieri dimenticati e rovi che sembrano mani, si trovi un monastero che non compare sulle mappe moderne. È lì da secoli, ma nessuno lo cerca. E chi lo trova… non sempre torna.
Il Monastero di Santa Maria della Pace fu abitato fino agli anni ’60 da una piccola comunità di monaci benedettini. Ma secondo le voci locali, non erano monaci comuni. Cantavano un canto gregoriano che nessun altro ordine riconosceva. Una melodia senza parole, fatta solo di suoni profondi, come se provenisse da un tempo prima del linguaggio.
Il canto veniva eseguito una sola volta l’anno, durante la notte del 14 dicembre, quando la luna si nascondeva e il bosco taceva. Nessuno sapeva perché. Ma chi lo udiva — anche da lontano — raccontava di sogni strani, di volti scolpiti nella pietra che si muovevano, e di ombre che cantavano senza bocca.
Nel 1963, il monastero fu chiuso. Ufficialmente per “instabilità strutturale”. Ma i documenti sparirono. E i monaci… anche. Nessun trasferimento, nessun funerale. Solo silenzio.
Negli anni successivi, alcuni escursionisti giurarono di aver sentito un canto profondo provenire dalle rovine, sempre nella stessa notte. Uno di loro, un musicologo tedesco, registrò un frammento su nastro. Disse che la melodia non seguiva alcuna scala conosciuta. Disse anche che, da quando l’aveva ascoltata, non riusciva più a dormire in silenzio: sentiva sempre un’eco, come se il canto lo stesse cercando.
Il nastro fu rubato pochi mesi dopo. L’uomo scomparve nel 1971.
Oggi, il monastero è in rovina. Ma chi si avvicina racconta che le pietre sembrano calde, come se trattenessero ancora il suono. E che, se si resta in silenzio abbastanza a lungo, si può sentire un coro lontano, che non ha bisogno di voce per farsi ascoltare.
Accendi il volume. Questo è il canto che non doveva esistere…
✝︎ Ritus Silentii — “Rituale del Silenzio”
Presunto frammento di liturgia proibita, trascritta nel “Codex Umbrae” (mai ritrovato).
O vos in tenebris ambulantes,
Nolite timere vocem sine ore.
Cantus hic venit ex umbra temporis,
Et portat memoriam ante verbum.Et cum luna taceat, et lapides cantent,
Aperietur porta quae clausam se finge.
Qui audiverit, taceat.
Qui tacuerit… videbit.
“O voi che camminate nelle tenebre, non abbiate timore della voce senza bocca. Questo canto viene dall’ombra del tempo e porta memoria anteriore alla parola.”
“E quando la luna tace, e le pietre cantano, si aprirà la porta che finge d’essere chiusa. Chi ascolterà, taccia. Chi tacerà… vedrà.”
“Se lo senti… è già tardi.”
Commento apparso il 2 luglio 2025 alle ore 03:33 — nessun autore registrato
Non ricordavo questo luogo. Ma ora che l’ho ascoltato… sì, c’ero. Ricordo la pietra calda sotto le ginocchia, la nebbia ferma tra le volte, e una voce che non era mia, ma mi parlava dal vetro.
Ho provato a trascrivere la melodia, ma la carta si è bagnata. Non di pioggia.
Se altri hanno ascoltato… trovate il secondo frammento. È inciso sul retro dello specchio.
— Nessun nome registrato —
— Archivio: Seconda segnalazione non verificata —
Commento apparso il 4 luglio 2025 alle ore 02:12 — autore sconosciuto
Copyright © 2025 Emanuela. Ogni diritto sui contenuti è riservato ai sensi della legge.Non ho ascoltato. Non ho toccato il vetro. Ma stanotte l’ho visto muoversi.
Il velo tremava anche se non c’era vento. E il canto… non proveniva dallo specchio, ma da dietro il muro.
Voi continuate a scrivere. Io sto murando la stanza.
— Nessun utente rilevato —

Commenti
Posta un commento
Puoi commentare , prometto che non verrà nessuno a cibarsi del tuo cervello