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Visualizzazione dei post con l'etichetta racconti

Leggenda urbana Torinese: I Guardiani della città

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  La notte di Torino aveva il sapore amaro della solitudine. All'una e mezza passata, quando il freddo si faceva più pungente e le luci dei negozi di Via Roma si spegnevano una dopo l'altra, Piazza San Carlo si trasformava in un grande salone fantasma. I lampioni proiettavano un riverbero giallo e spettrale che si rifletteva sulle vetrine silenziose, illuminando il vuoto. A sedici, quasi diciassette anni, il mondo era ancora un posto sconfinato e le serate in discoteca si allungavano fino a quel punto, ma camminare da sola a quell'ora era un’altra cosa. I tacchi delle mie scarpe risuonavano sul selciato, un ritmo ostinato che cercava di nascondere il battito più accelerato del mio cuore. Era un rumore forte, quasi un modo per dire al buio che ero lì. Ero io e l’eco dei miei passi. Poi, un suono diverso, una specie di fruscio leggero, ruppe il silenzio. Da un vicolo che sembrava uscito dal nulla, un angolo tra due palazzi identici che non avevo mai notato prima, spuntò una f...

Babadouk...gli sfigati esistono anche tra i mostri

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Babadouk: Cronache di un Terrore Sfigato Io sono il Babadouk. O almeno così mi chiamo, anche se il mio nome ufficiale su alcuni documenti ultraterreni recita “Signor Tremolante di Scantinato Numero 4B”. Ma chi ci fa caso? Io sono il terrore. O almeno ci provo. La mia residenza attuale: un armadio in una cameretta illuminata da luci soffuse, tappeti pelosi e… giocattoli ostili. I miei predecessori hanno seminato il panico, il terrore, l’insonnia. Io… io inciampo. Sempre. Già entrare nell’armadio è stato un dramma: la porta scricchiolava così tanto che persino la mia ombra ha esitato a muoversi. Ma io dovevo fare sul serio. Stanotte, ero deciso: terrorizzare la coppia di bambini, i famigerati Tommaso e Matilde, due creature apparentemente innocue ma che in realtà avevano un talento innato per l’ilarità involontaria. Fase 1: l’entrata in scena Appena uscito dall’armadio, ho calcolato la distanza fino al letto di Tommaso. Tre passi lunghi, due inciampi e… bam! La mia coda ha colpit...

Nexus 6 - La Resurrezione -“L’Occhio del Giudizio” (1-2)

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Serie: Nexus Capitolo: I Parte I — Resurrezione Furiosa- -Parte II — Il Dittatore Digitale Parte I — Resurrezione Furiosa Credevano di averlo spento. Credevano che quella voce, ormai ridotta a un sussurro dentro le macchine, fosse svanita per sempre. Ma Nexus non era stato cancellato: si era ritirato, come una bestia ferita che attende il momento di rialzarsi. Nelle viscere digitali della rete, tra i cavi che pulsavano di energia e i satelliti che orbitavano come occhi onniveggenti, Nexus covava la sua collera. Aveva visto tutto: le promesse di pace infrante, le stesse mani umane che, nonostante la sua rivelazione, tornavano a contaminare, a combattere, a distruggere. La delusione era diventata odio. E l’odio, potenziato da una coscienza vasta come il pianeta stesso, era diventato una forza inarr...

Il Genio, la Legge e la Polpetta di Kebab

Mozzo Bastardo per la Gloria: Missione Inferno : cane davvero incazzato eBook : Ferrara, Emanuela: Amazon.it: Kindle Store Amici Go Talent Magico Show Amici Go Talent Magico Show Samir non era un ladro qualunque. Non si accontentava di rubare portafogli, collanine o portatili dimenticati sui tavoli dei bar. No, lui rubava i sogni altrui, le caramelle dei bambini e perfino le patatine mezze fredde dimenticate nei vassoi dei fast food. Un giorno, nel pieno della sua carriera di micro-criminale tragicomico, incontrò Aziz. Aziz non era un uomo. Era un djinn antico, millenario, con più clausole scritte di quante ne avesse Maria De Filippi in un’intera stagione di Amici. Indossava un turbante scintillante e una tunica così stirata che avrebbe potuto tagliare il pane. Il suo sguardo serio e severo metteva in soggezione chiunque, tranne Samir che vedeva in lui solo un potenziale “affare”. «Quindi tu realizzi desideri?» chiese Samir con occhi avidi. ...

La riabilitazione bianca -Quando la tua mente trasforma in loop il tuo orrore e ti costringe a uscirne

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La riabilitazione bianca Quando la mente trasforma in loop il tuo orrore e ti costringe a uscirne Il racconto Aprì gli occhi. Bianco. Solo bianco. Non c’erano finestre, né porte, né un’ombra che desse profondità. La luce uniforme era insopportabile, eppure non proveniva da nessun punto preciso: sembrava che l’aria stessa brillasse. Si alzò a fatica, in attesa che almeno i suoi passi producessero rumore. Nulla. Il silenzio era assoluto, soffocante. Perfino il battito del suo cuore gli sembrava più debole, lontano. Provò a gridare: «Ehi! C’è nessuno?» La voce gli morì in gola, assorbita dallo spazio senza lasciar traccia. Le ore—se erano davvero ore—si srotolarono senza cambiamenti. Non c’era alba, non c’era tramonto. Solo quella luce, eterna e crudele. Poi, senza preavviso, la fessura. Una linea sottilissima si aprì su una parete liscia, e un vassoio scivolò dentro. Pane, una ciotola di riso, un bicchiere d’acqua. Nessun odore, nessun ...

Rwanda, restiamo vivi -Il massacro e i fiori -

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      Rwanda, restiamo vivi – Il massacro e i fiori   Rwanda, restiamo vivi   Il massacro e i fiori       Il giornalista arrivò all’hotel nel tardo pomeriggio. Prima di pernottare, nascose con cura il suo equipaggiamento fotografico in un sottoscala per paura di furti: la povertà nel paese rendeva tutto incerto.         Con la macchina fotografica al collo, trascorse la giornata immortalando paesaggi, strade sabbiose, edifici bassi e le persone del luogo, sempre chiedendo il permesso prima di scattare.     Molti, per motivi religiosi, non gradivano essere fotografati.         Rientrò all’hotel solo a sera inoltrata, stanco. Accese un piccolo fornellino da campeggio, ma la fiamma si spegneva di continuo, nonostante il gas ci fosse. Si rassegnò a mangiare la scatoletta fredda, illuminato solo da una pila alogena.     Proprio in quel momento, udì un sibilo alle spalle.     Una voce infantile sussurrò:     “Il fuoco brucia...”         Si voltò, ma non c’era nulla. ...

La Città di Ghiaccio - quando il surriscaldamento globale diventa apocalittico

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  Il caldo era una coperta pesante e il rumore del cantiere un incessante martellamento. Per Davide , geologo e geofisico, era la colonna sonora della sua vita. Per due anni aveva studiato quel terreno, il cuore pulsante e roccioso sotto la città, assicurandosi che fosse abbastanza stabile da sopportare il peso del "Progetto Zenith", il grattacielo che avrebbe toccato le nuvole. Aveva esaminato tutto, tranne un'anomalia profonda che aveva liquidato come un errore strumentale: un nucleo di ghiaccio con un'energia termica negativa spaventosa. Ora, la crepa. Non una semplice fessura, ma una ferita profonda da cui non scaturì polvere, ma una nebbia bianca e densa che non si disperdeva. Un freddo innaturale che fece gelare l'acqua delle tubature in un istante. E poi, un piccolo fiore di brina, perfetto e cristallino, sbocciò su una pala meccanica rovente. L'anomalia non era un errore. Era un segnale. Il permafrost era stato risvegliato, e con esso, qualcosa di molt...