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La finestra che non voleva dormire- una leggenda fiorentina tra storia e mistero

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  Nel cuore pulsante di Firenze, dove ogni pietra racconta secoli di potere, arte e intrighi, sorge Palazzo Budini-Gattai. Elegante e austero, si affaccia su via del Proconsolo, a pochi passi da Piazza della Signoria. Ma tra le sue finestre, ce n’è una che sfida il tempo e la logica: una finestra che non può essere chiusa. La leggenda affonda le radici nel XVI secolo, quando la città era dominata dalla dinastia dei Medici. Si narra che in quel palazzo vivesse una dama di nobili origini, forse legata alla figura enigmatica di Bianca Cappello, amante e poi moglie del Granduca Francesco I. Bianca era bella, colta e ambiziosa, ma la sua ascesa fu segnata da sospetti, gelosie e una morte improvvisa che ancora oggi alimenta dubbi e voci di avvelenamento. Secondo la tradizione, dopo la sua scomparsa, la dama continuò a vegliare dalla finestra del palazzo, in attesa di un amore che non sarebbe mai tornato. Ogni volta che la finestra veniva chiusa, il suo spirito si manifestava: non con u...

I fuochi delle anime del Gran Sasso

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visualizza su Vocaroo >> 🔥 I Fuochi delle Anime del Gran Sasso “Alcuni falò bruciano senza legna. Bruciano per restare.” Nel silenzio innevato del Gran Sasso, quando la luna è sottile come un filo e il vento si ritira tra le gole, appaiono i fuochi delle anime . Non scaldano. Non illuminano. Si accendono solo quando qualcuno smette di chiedere e comincia a ricordare. Ogni inverno, c'è chi giura di vederli tremolare tra i sassi, piccoli bagliori immobili. Secondo gli anziani di Pietracamela, sono memorie accese : anime che hanno scelto di restare visibili, ma solo a chi porta il peso giusto. Un escursionista solitario, di nome Elio, raccontò di aver seguito una fiamma fino a una grotta nascosta. Dentro c’era una voce, lenta come la neve che cade: “Il fuoco che hai visto è mio, ma l’anima è tua. Lascia il respiro, e potrai ricordare.” Elio tornò a valle diverso. Non parlava più di altitudini. Solo di profondità. E ogni volta che camminava tra le roc...

le streghe di Roccascalegna

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🩸 Le Streghe di Roccascalegna “Non chiama con voce. Chiama con sangue.” Il castello di Roccascalegna ha mura che sussurrano. Quando l’aria è ferma e la luna piena, si dice che le streghe Una di loro si chiamava Laria . Non parlava. Scriveva. Tracciava simboli con l’unghia sulla pietra, lasciando segni che nessuno ha mai capito. Un giorno, fu catturata. Le strapparono l’ombra e la legarono ai gradini del castello. Ma prima di scomparire disse: “Chi mi dimentica, sognerà il mio volto. Chi mi invoca, vedrà i miei occhi… prima della fine.” Da allora, ogni sette anni, in una notte di silenzio, appare una figura velata che cammina sul ponte. Nessuno la sente, ma tutti la ricordano. Gli animali smettono di muoversi. Le pietre diventano tiepide. Il sangue nelle vene rallenta. I vecchi del paese dicono che Laria non è mai morta: è diventata parte della roccia . E chi cerca risposte troppo profonde, trova solo voci che non vogliono essere ascoltate. Le streghe di ...

La luna di Pennapiedimonte

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🌒 La Luna Nera di Pennapiedimonte “Non è il vento a portare via le voci. È lei.” Dicono che nei boschi sopra Pennapiedimonte, quando la nebbia cala troppo in fretta, la terra trattiene il passo degli uomini. Non è il vento a portar via le voci: è la Luna Nera , creatura invisibile che si sveglia solo nelle notti dispari di luglio, quando il silenzio pesa più del caldo. Un tempo, i pastori evitavano di dormire sotto gli alberi di faggio. “Troppo vivi,” mormoravano. “Ascoltano.” E chi aveva le mani screpolate dalla pietra sapeva che certe ombre non vanno scacciate: vanno rispettate. La Luna Nera non ha volto. Ma possiede occhi. Non due. Tre. Uno nel cielo, uno nel lago, uno nel cuore di chi sogna troppo forte. Un vecchio scalpellino di nome Zopito raccontava che sua madre, da giovane, aveva incrociato la creatura. Le aveva chiesto in cambio della bellezza un sogno che non finisse mai. E la Luna Nera aveva risposto: “Ti darò un sogno che si ripete....

La Leggenda di Diarra e del Lago Rosa (Leeboon Senegal)

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La Leggenda di Diarra e il Lago Rosa (Lëeboon)  Nelle terre dove il vento sa raccontare storie, esiste un lago diverso da tutti gli altri: Lëeboon , il lago rosa. Sulle sue rive, il sale danza con il sole, e la terra sa di sabbia, baobab e antichi spiriti. Nel villaggio di Tëssé , a nord delle dune di Niaga, viveva una giovane donna chiamata Diarra , il cui nome significa “cuore forte”. Diarra aveva il dono raro di comprendere la voce del lago: sentiva nel rumore delle onde le parole degli antenati, e nelle sfumature rosa riconosceva i messaggi della luna. Ogni anno, durante il rituale della luna salina — una cerimonia magica celebrata alla prima luna piena del solstizio — le donne del villaggio si tingevano il volto con polvere di ibisco e versavano gocce d’acqua salata su un amuleto chiamato ngewël , custodito in una zucca intagliata. Quando la grande siccità minacciò la terra, il consiglio degli anziani chiese a Diarra di compiere il rituale dell’ascolto profondo . Lei in...
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visualizza su Vocaroo >> La Torre dei Passi Invisibili La Torre dei Passi Invisibili Esiste un punto preciso sulla collina di Montmartre, nascosto tra le pieghe della nebbia e dimenticato dalla fretta parigina. Un luogo che non compare su nessuna guida turistica, dove le ombre sembrano avere memoria. Qui sorge la Torre dei Passi Invisibili, un edificio di pietra annerita che si erge tra i tetti del quartiere come una nota fuori scala. Nessuno ne conosce l'origine esatta. Alcuni dicono che fosse la residenza di un certo Claude Verre, pittore visionario sparito nel 1881, altri sostengono che la torre non esista davvero — che sia solo un'illusione provocata dal riflesso della luna sulla nebbia. Claude Verre era famoso per le sue tele inquietanti, in grado di alterare la percezione dello spettatore. Secondo la leggenda, una notte completò un'opera che distorceva lo spazio stesso. Chiunque la guardasse affermava di sentirsi attratto...

il canto che non doveva esistere- folklore Umbro-

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Il Canto che Non Doveva Esistere Racconto ispirato al monastero abbandonato di Santa Maria della Pace, Umbria Si dice che nei boschi sopra Assisi, tra sentieri dimenticati e rovi che sembrano mani, si trovi un monastero che non compare sulle mappe moderne . È lì da secoli, ma nessuno lo cerca. E chi lo trova… non sempre torna. Il Monastero di Santa Maria della Pace fu abitato fino agli anni ’60 da una piccola comunità di monaci benedettini. Ma secondo le voci locali, non erano monaci comuni . Cantavano un canto gregoriano che nessun altro ordine riconosceva . Una melodia senza parole, fatta solo di suoni profondi, come se provenisse da un tempo prima del linguaggio. Il canto veniva eseguito una sola volta l’anno , durante la notte del 14 dicembre, quando la luna si nascondeva e il bosco taceva. Nessuno sapeva perché. Ma chi lo udiva — anche da lontano — raccontava di sogni strani, di volti scolpiti nella pietra che si muovevano , e di ombre che cantavano senza bocca . Nel 1963...

IL CUSTODE DEL QUARTO PORTONE - VERSIONE DEMONIACA

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                       IL CUSTODE DEL QUARTO PORTALE Torino è una città di superfici eleganti, di pietra e armonie geometriche. Ma sotto queste simmetrie, si narra riposi qualcosa di più antico. Le leggende più persistenti raccontano di quattro punti di convergenza energetica nel sottosuolo cittadino: tre conosciuti solo a pochi studiosi di esoterismo, e un quarto… la cui natura è così remota da essere quasi dimenticata. La città notturna sembrava respirare. Non con i polmoni, ma con le pietre. Le strade si gonfiavano di nebbia, i lampioni tremolavano come candele insicure e l’aria odorava di ferro, muffa e pioggia stagnante. Nessuno faceva domande quando la nebbia scendeva così, improvvisa, pesante, avvolgente come una coperta di piombo. I torinesi avevano imparato a riconoscerla: quella non era nebbia meteorologica . Era qualcos’altro. Si dice che sotto Palazzo Trucchi di Levaldigi esista un punto invisibile, un varco an...

La Vespera di Pietrabbruna

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                                                  LA VESPERA DI PIETRABBUNA La Vespera di Pietrabbruna Pietrabbruna era un minuscolo paese arroccato sulle colline liguri, nascosto tra gli ulivi e il profumo del mare lontano. Nessun cartello stradale lo menzionava, e chi lo conosceva davvero non ne parlava volentieri. Perché a Pietrabbruna c'era un nome che nessuno osava pronunciare ad alta voce: la Vespera . Nella luce morbida dell’autunno, quando le viti trasudavano dolcezza e i fichi maturi cadevano a terra senza che nessuno li raccogliesse, la leggenda tornava a vivere. Si diceva che fosse una creatura antica , legata al paese da un giuramento spezzato o da un amore maledetto. Non si nutriva di sangue, come si racconta dei vampiri nelle fiabe, ma di memorie e desideri . Ti consumava piano, mentre sorridevi e non capivi perché ogni giorno ti sentissi più vuoto...
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     Il nome le Varvuole è sconosciuto o poco sentito. Si tratta di una leggende Friulana : le streghe del mare. Orribili figure femminili che uscivano dalle acque del mare , leggenda che ha origini di secoli fa al tempo delle scorribande dei pirati: gli Uscocchi. Queste figure femminili erano streghe terrificanti, venivano da mare vestite di stracci, coperte di alghe marce che si intrecciavano nei lunghi capelli che sembravano fili sottili di ferro emanando un lezzo di marcio; gli occhi rossi e infuocati come tizzoni ardenti si incastonavano su volti dagli zigomi scavati, nasi lunghi e curvi, carnagione cadaverica. Mani dalle dita affusolate dove, unghie viola/bluastro di incastonavano scheggiate e taglianti. Nessun abitante voleva incappare in una di loro perchè erano solite a emettere urla terrificanti e spaventare le donne per portar via loro i figli. Il loro arrivo era annunciato da Zef che camminando lungo le strade batteva un tamburo, lo batteva così forte che il s...