Il lupo di Molfetta (Bari)

 

   

                                                  IL LUPO DI MOLFETTA


Il Lupo di Molfetta

C’erano notti, nella campagna pugliese, in cui l’aria si faceva immobile e il vento sembrava trattenere il respiro. Era in quelle sere — quando la luna piena sorgeva pallida sull’Adriatico — che gli anziani dicevano di restare chiusi in casa, lontani dai sentieri polverosi e dagli ulivi contorti. Perché là fuori, tra i muretti a secco e le stoppie mosse appena dalla brezza, vagava il Lupo.

Ma non era un lupo qualunque. Questa creatura era diversa. I suoi occhi, dicevano, avevano un’espressione troppo umana. Pieni di malinconia, di consapevolezza, come di chi porta sulle spalle un fardello invisibile. Non abbaiava, non attaccava il gregge — ma ululava. E quell’urlo, si diceva, entrava nelle ossa come una lama di ghiaccio.

La leggenda racconta che molto tempo fa, a Molfetta, viveva un giovane di nome Nicola. Onesto, studioso, appassionato della natura, era amato da tutti… tranne da chi invidiava il suo animo gentile. Una sera d’inverno, aiutò una donna misteriosa a sollevarsi da una caduta: lei lo fissò, sorrise, e pronunciò parole sconosciute. Dal giorno dopo, Nicola cambiò. Quando la luna si faceva piena, si svegliava lontano da casa, le mani sporche di terra, il cuore colmo di un’angoscia che non sapeva spiegarsi.

Fu così che comprese la verità. Era stato maledetto: destinato a trasformarsi in lupo ogni notte di luna piena, condannato a vagare senza meta, invisibile al mondo, temuto da tutti. Non era più né uomo né bestia, ma una creatura sospesa tra due nature.

Il paese sussurrava. Qualcuno parlava di un demonio, altri di giustizia divina. Nessuno sapeva che dietro quella figura c’era ancora il cuore affranto di un ragazzo. I genitori, disperati, scomparvero nel silenzio. Nicola, o ciò che era diventato, trovò rifugio tra i campi, imparando a evitare l’uomo, ma osservandolo da lontano, sperando un giorno di liberarsi.

Passarono gli anni, finché un giorno giunse in paese un viandante, un vecchio esperto di storie dimenticate. Sentì parlare del lupo e, armato solo di una moneta d’argento e di compassione, si incamminò nella campagna. Quando lo incontrò, non scappò. Guardò il lupo negli occhi e vide un’anima spezzata, non un mostro. Allora, senza violenza, gli porse la moneta. E in quell’atto di comprensione, la maledizione si spezzò.

Il lupo emise un ululato profondo, come un addio, e cadde a terra. Al suo posto, il corpo tremante di un giovane uomo: pallido, stanco, ma libero. Il viandante lo coprì con il suo mantello e lo accompagnò verso la città. Nessuno seppe mai cosa accadde dopo. Alcuni dicono che Nicola scomparve nel nulla, altri che si ritirò in un convento per espiare la vita rubata.

Ancora oggi, nelle notti più silenziose, qualcuno giura di sentire un passo lieve tra gli alberi… come se il lupo non fosse mai andato via, ma camminasse ancora tra le ombre, in cerca di pace.

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