Le Ostofiti Maledette: Una Sinfonia Ossea di Assurdità. Quando il corpo comincia a dirti:bay,bay, e cominci a diventare frequentatrice assidua del club: Ricette mediche on the Beach
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🦴 Indice del racconto:
Parte 1 – Il Primo Scricchiolio |
Parte 2 – L’Invasione Calcificata |
Parte 3 – L’Epidemia delle Ossa Ribelli |
Parte 4 – L’Assedio delle Ossicine Pestifere |
Parte 5 – L’Arrivo dell’Esorcista delle Ossa |
Parte 6 – Il Rituale Notturno (e il Caos Inevitabile) |
Parte 7 – Patto di Sangue... O di Ossa
Le Ostofiti Maledette: Una Sinfonia Ossea di Assurdità
Era così che la vecchia dottoressa le chiamava, prima che venisse rimpiazzata da un assistente vocale con la voce fastidiosamente ottimista di un bambino di cinque anni.
"Non sono gravi," blaterava con la sua pacatezza da dinosauro della medicina, "sono solo escrescenze... un po' come i pensieri che non vuoi avere. Ma restano lì, ti pungolano." Un consiglio quasi poetico, se non fosse che intanto sentivi le tue ossa fare a cazzotti sotto pelle.
Adesso, invece, il piccolo tiranno digitale cinguetta: "Ciao! Oggi il tuo dolore è del livello 6 su 10. Forza! Puoi ancora sorridere!" E io vorrei prenderlo a testate. Se solo potessi alzare il collo senza sentire una maledetta orchestra di spilli da maglia nella cervicale.
Ma non è solo dolore.
È memoria fossilizzata.
È come se il corpo stesse cercando disperatamente di vomitare una verità scomoda. Una parola incisa nella cartilagine, un graffito di protesta scheletrica:
"Ribellati."
---Parte 1 – Il Primo Scricchiolio: Sinfonie di Osso Rotto
Le ostofiti maledette. Non era una diagnosi, era un'ingiunzione a soffrire con stile.
Ogni mattina, il tentativo di scendere dal letto si trasformava in una performance sonora degna di un concerto d'avanguardia. Il mio scheletro protestava come un mobile dell’IKEA assemblato da un ubriaco e lasciato sotto la pioggia per un decennio.
Scricchiolii. Tic. Crac. Pop. Una sinfonia della disperazione ossea, dove ogni nota aveva un significato criptico, ma dolorosamente chiaro:
Tic: Stai per perdere l'equilibrio e, probabilmente, la dignità.
Crac: Complimenti! Una vertebra ha appena presentato le dimissioni senza preavviso.
Pop: Sorpresa! Ora hai un nuovo dolore, proprio dove ieri non c'era. È come una lotteria al contrario.
Il medico, un uomo con l’empatia di un tostapane bruciato e il carisma di una pietra pomice, mi aveva liquidato con la frase più agghiacciante: "È normale con l'età."
L'età. Che parola bastarda. Come se i miei anni avessero deciso di dedicarsi all'edilizia, costruendo stalattiti di calcare tra le articolazioni solo per tenermi compagnia.
Ma c’era qualcosa di stonato in questa sinfonia. Perché da qualche settimana…
...le ostofiti si muovevano.
Non nel senso che le sentivi muovere. No, no. Le vedevi. Pulsavano. Scivolavano. Cambiavano forma sotto la pelle, come piccoli alieni ossei in cerca di un parcheggio.
Di notte. Nel buio.
Una volta, giuro su ogni singolo legamento teso, una mi ha sussurrato: "Aprici." E io non sapevo se svenire o chiedere se preferissero una finestra o una porta.
---Parte 2 – L’Invasione Calcificata: Quando il Tuo Corpo Diventa un Bed & Breakfast per Ossa
La mattina dopo, mi svegliai con la schiena rigida come una tavola da surf usata come barella. Ma questa volta, non era il solito dolore sordo o lo scricchiolio quotidiano.
Era come se un piccolo esercito di gnomi costruttori stesse facendo un rave party sotto la mia pelle. Un fremito osseo, un brivido di pietra, come se il mio corpo fosse una borsa piena di monetine impazzite.
Guardai il braccio e vidi un rigonfiamento. Non uno normale. Si contorceva, si stiracchiava, sembrava quasi volesse scappare e magari andare a vivere una vita migliore in un corpo meno dolorante.
Corsi allo specchio, sperando di vedere un segno, una ferita, qualcosa di umano, magari una piccola nota con scritto "Scusa, è solo un'unghia incarnita gigante". Ma no.
La mia pelle sembrava un vecchio cantiere abbandonato, con crepe invisibili ma movimenti sotterranei inequivocabili. Provai a urlare al dolore, ma la voce mi uscì strozzata, come un ghigno sarcastico.
Decisi che dovevo vedere il dottore. Quello con la voce da tostapane, che forse aveva un interruttore di "spegnimento dell'assurdità". O almeno qualcuno che sapesse cosa fare quando le tue ossa diventano… ospiti non paganti.
---Parte 3 – L’Epidemia delle Ossa Ribelli: Un Comitato Sconosciuto
Il dottore mi guardò con quell’espressione tra il "non so cosa dirti senza mettermi a piangere" e il "sei l'ennesimo paziente che mi fa desiderare di cambiare sesso, nome e continente".
"Sono ostofiti, signora," sentenziò con la gravità di chi annuncia che l'acqua è bagnata. "Escrescenze ossee, possono causare dolore, rigidità, persino deformità. Niente di cui preoccuparsi."
Glissò sulle mie osservazioni riguardo al fatto che le ossa sembravano muoversi di notte, sussurrare minacce e forse volere una riunione di condominio. Forse mi aveva preso per pazza. O forse era abituato a pazienti che gli raccontavano di scheletri che ballavano la salsa.
"Le prescrivo un antinfiammatorio, un po' di fisioterapia e una buona dose di pazienza."
Pazienza. Come se potessi convocare le mie ossa ribelli a un tavolo e discutere educatamente se preferissero il tè alle erbe o una rivoluzione armata.
Quella notte, le ostofiti presero un'altra decisione. Un piccolo ossicino sul mio polso iniziò a pulsare come un cuore impazzito, come se stesse annunciando l'inizio dello spettacolo. Poi, come un regista sadico che urla "AZIONE!", le escrescenze cominciarono a rompere la pelle. Uno dopo l'altro, come se volessero uscire dal carcere della mia carne e magari darsi alla bella vita.
Il dolore non era più un semplice fastidio. Era una guerra dichiarata. Le ossa ribelli erano in rivolta. E io? Io ero la loro prigioniera. E la loro casa. Un Airbnb di terz'ordine per escrescenze ossee.
---Parte 4 – L’Assedio delle Ossicine Pestifere: Il Circo delle Mutilazioni Minori
Quella notte, giuro su ogni santo del calendario, ho visto il mio polso muoversi come un'ammucchiata di scarafaggi scheletrici. Le ostofiti non si limitavano più a pulsare o farsi sentire: si muovevano, saltellavano e sembravano pronte a fare un picnic sulla mia pelle, magari con tovaglioli di cartilagine.
Cercai di schiacciarle, ma sembravano fatte di granito – o peggio, di quell'osso duro che non si spezza mai, tipo il mio spirito (forse).
"Ma che diavolo siete, ossicine pestifere?" borbottai, mentre cercavo di non urlare. Il dolore aumentava, ma non abbastanza da impedirmi di ridere nervosamente. Era un riso isterico, tipo quello di chi ha appena realizzato che la sua vita è diventata una barzelletta di cattivo gusto.
"Se siete qui per farmi compagnia, almeno portate una birra," aggiunsi, mentre una piccola escrescenza tentava di infilarsi sotto la mia maglia come un ladro maldestro o un cucciolo in cerca di coccole.
La cosa più assurda? Mi sentivo meno sola. Finalmente avevo compagnia. Peccato che fosse di natura… ossea. E rumorosa.
---Parte 5 – L’Arrivo dell’Esorcista delle Ossa: Lo Sciamano Ortopedico
Quando chiamai il dottor Zenon, non immaginavo di stare per incontrare un ortopedico che sembrava uscito da un film horror anni '80 a basso budget. Capelli lunghi e scompigliati, occhiali spessi come fondi di bottiglia e un camice sporco di chissà cosa – probabilmente secrezioni ossee misteriose.
"Le ostofiti sono spiriti intrappolati tra il corpo e l'anima," disse con voce solenne, tirando fuori da un cassetto un teschio di plastica con un sorriso stampato. "Ma non temere, con il rituale del Crac Esorcistico le libereremo!"
Mi guardai allo specchio, mentre Zenon cominciava a recitare strani mantra accompagnati da colpi secchi e mirati sulle articolazioni. "Crac! Pop! Tiiic!" Ogni suono sembrava un insulto personale, ma stranamente infondeva un senso di speranza. Almeno fino a quando non tirò fuori una collezione di ossicini e amuleti da mettere sotto il cuscino.
"Dormirai male, ma è per il tuo bene," concluse con un sorrisetto enigmatico, mentre io cercavo disperatamente di non scoppiare a ridere. Forse era la stanchezza, o forse l'inizio di una nuova forma di follia.
---Parte 6 – Il Rituale Notturno (e il Caos Inevitabile): Un Ballo Macabro
La prima notte con i rituali del dottor Zenon fu un vero spasso. Avevo i suoi "ossicini sacri" (che sembravano ossa di pollo) sotto il cuscino e una musica di campane tibetane in sottofondo (registrata, spero vivamente, e non il dottore che le suonava in salotto).
All’inizio pensai: "Beh, forse dormirò meglio. Male che vada, le ostofiti si rilassano con la musica new age."
Invece, alle 2 del mattino, mi svegliai di soprassalto. Le ostofiti avevano deciso che la tregua era finita. Sentii strani scricchiolii provenire dal braccio e, quando accesi la luce, vidi un vero e proprio "ballo delle ossa". Piccole escrescenze si erano trasformate in creature ossee, simili a topolini scheletrici, che saltavano e correvano come forsennati sul mio corpo.
Una di loro, con l'audacia di un acrobata circense, aveva persino fatto cadere la lampada dal comodino, mandandola in frantumi. "Dannate ossicine pestifere, smettetela!" urlai, mentre ne inseguivo una con una ciabatta. Era surreale, come un cartone animato macabro con me come protagonista involontaria.
Il giorno dopo, il dottor Zenon arrivò con un sacchetto di erbe misteriose e un sorriso enigmatico da chi sa cose che non ti dirà mai. "È normale," disse, come se assistere a un rave di ossa fosse la routine. "Le ostofiti si ribellano prima di lasciarti andare."
Io pensai solo che, se mi fosse successo un incidente a inseguire un topo di osso, l'assicurazione non avrebbe pagato nulla. E la parte più ridicola era che stavo quasi per credergli.
---Parte 7 – Patto di Sangue... O di Ossa: Una Coesistenza Bizzarra
Dopo settimane di lotte, di ossicine pestifere saltellanti e di un dottor Zenon sempre più assorto nei suoi rituali improbabili, finalmente capii una cosa semplice, quasi illuminante:
Non avrei mai vinto contro le ostofiti. Erano più testarde di me.
Così, una mattina, preparai un enorme tè — zuccherato, caldo, con una spruzzata di limone — e lo offrii a quelle dannate escrescenze. Era un atto di resa, ma con dignità.
"Ecco qua, fatevi avanti," dissi, sedendomi sul divano con un sorriso stanco, ma anche un po' divertito. "È ora del brunch."
Le ostofiti, o quello che ne restava, si rilassarono sotto la pelle, pulsando piano, quasi come se accettassero il mio gesto di pace. Da allora, non si ribellarono più. Forse avevano solo bisogno di un po' di attenzione, o forse ero diventata completamente pazza. È un confine sottile, dopotutto.
Ma se mi chiedete, vi dirò che quel tè era il miglior patto di convivenza che avessimo mai fatto.
E io?
Ero finalmente in pace con le mie ossa maledette. O forse, semplicemente, avevamo trovato un equilibrio nella nostra follia condivisa. Ora, se solo riuscissi a convincerle a pagarmi l'affitto... o almeno a non farmi scricchiolare durante le riunioni importanti.
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