Lo Zainetto bianco- Tra paura, pregiudizio e verità


Stavo aspettando il mio turno dal medico, quando un ragazzo è entrato con uno zainetto bianco. L'ha lasciato accanto alla sedia e si è allontanato dicendo che sarebbe andato a prendere un caffè. Trenta minuti dopo, quel piccolo oggetto dimenticato aveva già scatenato mille pensieri nella mia mente.

Era giovane, e un'inquietante supposizione si è fatta strada: "E se nascondesse qualcosa di pericoloso?" Un pensiero ingiusto, nato da condizionamenti profondi che a volte si manifestano senza permesso quando ci troviamo di fronte a ciò che non conosciamo.

Ma quel ragazzo è tornato. Si è scusato con gentilezza e ha chiesto se fosse il suo turno. Poi ha iniziato a raccontarsi: nato in Italia da madre italiana, si è ritrovato intrappolato in una storia assurda. Stessa data di nascita, stesso cognome di un uomo ricercato. E così, ogni volta che veniva fermato, doveva dimostrare di non essere chi pensavano.

Lo zainetto bianco non conteneva minacce. Conteneva una storia. Una vita vissuta in sospensione, una quotidianità segnata da giustificazioni ripetute e da errori che nessuno aveva scelto.

Ciò che scegliamo di non conoscere ha radici profonde. Siamo stati modellati dalla paura e da convinzioni radicate: per le differenze, per i ruoli imposti, per ciò che devia dalla norma. Preconcetti che ancora ci fanno tremare, spesso senza una ragione valida. Il prato è verde in ogni continente, sotto lo stesso cielo — ma ci insegnano a guardarlo con lenti diverse. E così, quel semplice zainetto bianco lasciato da un ragazzo qualunque evoca dubbi, sospetti, incertezze in chi è abituato a giudicare.

Ma il mondo è UNO. E ognuno di noi è solo una storia che aspetta di essere ascoltata.

Autrice Emanuela

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