Figlio della cenere sul viale di Waco

Figlio della cenere sul viale di Waco

Figlio della cenere sul viale di Waco

Ezra disegnava una spirale sulla polvere con un bastoncino. Aveva dieci anni, ma la sua infanzia era già sepolta da una montagna di comandamenti. La palla era il diavolo, il salto della corda era vanità, e i gettoni di plastica del vecchio gioco da tavolo di sua sorella erano "strumenti di Satana".

"Smettila," sussurrò la sorella, appoggiandosi al muro diroccato della fattoria. Aveva tredici anni, ma il suo sguardo era già stanco. "Se ti vedono, ti puniscono."

"Ho solo dieci minuti," mormorò Ezra, asciugando il sudore dalla fronte. "Prima che arrivi il sermone di David."

La sorella non rispose. I suoi occhi, solitamente pieni di un'energia silenziosa, fissavano il dormitorio principale. Era una costruzione lunga e scarna, ma dentro c'era un'aria di attesa. Un paio di donne, con volti severi, erano uscite poco prima portando delle lenzuola di un bianco immacolato, piegate come l'inizio di una promessa. Si erano dirette verso la camera privata di David.

"Che succede?" chiese Ezra.

"Niente," rispose la sorella, ma c'era una nota di terrore nella sua voce che non riuscì a nascondere. "È tutto a posto."

Il sermone iniziò all'ora stabilita. David si alzò sul podio, la sua voce risuonava come un tuono. Parlò della purezza, del peccato e della salvezza che solo il suo gregge avrebbe conosciuto. Poi si fermò, e il suo sguardo si posò sulla sorella di Ezra, che si ritrasse impercettibilmente.

"Come nostro Padre in cielo ha dato in sposa la sua Chiesa a Cristo," annunciò, "io do in sposa la nostra più pura figlia, la sposa del Signore, in questo giorno di unione. Lei si prenderà cura di me per sempre."

La folla si esaltò. Ma Ezra non sentiva i canti, sentiva solo il silenzio di sua sorella. Mentre David la chiamava per nome, lei tremava, le labbra chiuse in una linea sottile. Non aveva paura. Aveva il terrore di chi sa che la sua vita sta per finire.

"Ma non voglio..." sussurrò, ma la sua voce fu inghiottita dal coro di giubilo. Era la sposa del Signore, anche se era solo una ragazzina che sognava ancora i gettoni di un gioco da tavolo.

***

Ezra corse dietro a suo padre, afferrandogli la manica della tunica. Il padre era un uomo massiccio, con la barba folta e gli occhi che di solito erano gentili. Ma ora erano come quelli di tutti gli altri, spenti dalla luce che usciva dalla bocca di David.

"Papà, ti prego! La sorella non vuole sposarlo! Non è giusto, papà!"

Il padre si fermò e si voltò, e lo sguardo che Ezra vide non era il suo. Non c'era più amore, ma solo una rabbia fredda e aliena. Con una violenza inaudita, spinse Ezra a terra. Il bastoncino con cui disegnava la spirale si spezzò nella sua mano.

"Il gioco di Satana ti ha corrotto l'anima!" ruggì il padre, la sua voce profonda e tremante di odio. "Hai osato mettere in discussione il disegno di Dio! Hai ascoltato le bugie della paura, invece della Verità!"

Ezra non aveva mai visto quella violenza, né sentito parole così dure. Non da lui. Lacrime di puro shock scesero sul suo viso, sporcandosi di polvere. Il padre non si fermò. Chiamò il sorvegliante, un uomo dal volto pallido e con gli occhi vuoti come quelli di una statua.

"Ha tradito la nostra fede!" urlò il padre. "L'influenza del mondo è entrata in questa casa. Deve essere purificata."

Il sorvegliante afferrò Ezra per un braccio, che si sentì fragile e piccolo nella sua stretta. Venne trascinato fuori, davanti a tutti i membri della comunità che lo guardavano con gli stessi sguardi vuoti. Lo portarono a un palo piantato al centro del campo e lo legarono. Ezra sentiva il freddo e il ruvido del legno sulla schiena e la vergogna delle mani che lo spogliavano, lasciandolo nudo.

Quando il sorvegliante tornò, teneva un frustino di cuoio scuro, con delle piccole punte metalliche che luccicavano sotto il sole del Texas. Il primo colpo fu un sibilo nell'aria, seguito da un dolore agghiacciante che lo fece gridare, un suono che non sapeva di poter fare. E poi il secondo, il terzo, e il quarto. Il mondo si fece rosso, poi nero, e l'unica cosa che sentiva era l'urlo che non riusciva a smettere di uscire dalla sua gola.

Era il rumore di un bambino che si spezza.

***

La Fine della Fede

Il dolore era solo un'eco lontana. Le strisce rosse sulla schiena di Ezra bruciavano, ma era un'agonia che la sua mente non registrava più. Tutto ciò che vedeva era il volto di suo padre, l'amore scambiato per una furia da indemoniato. La sua fede, come il bastoncino di plastica rotto nella sua mano, si era spezzata. David non era un profeta. Era un uomo che mentiva. La sua bibbia non era la parola di Dio. Era solo un libro, e un libro non può dirti di picchiare tuo figlio per un gioco.

Il rumore arrivò come un'onda sonora, lontano all'inizio. Il ronzio si fece un tuono. Ezra si alzò, le sue gambe deboli tremavano. Un'ombra gigantesca passò sopra la finestra del fienile. Era il suono di un elicottero. E poi gli spari, uno dopo l'altro. David urlò ai suoi seguaci: “Preparatevi! L’Apocalisse è qui! Sono venuti a purificarci!”

La setta, un minuto prima ferma nella sua devozione, esplose in un caos di urla, lacrime e preghiere. Uomini con armi che avevano giurato di non usare le estrassero dai loro nascondigli. Donne e bambini vennero spinti a forza nei rifugi, con le mani tremanti che si affrettavano a riempire i sacchi di sabbia. Ma Ezra vide solo la menzogna. La fine non era arrivata dal cielo. Era arrivata in un elicottero.

La cenere era già lì. Non sarebbe stata una purificazione, ma un incendio. E mentre il mondo esplodeva intorno a lui, il ragazzo si ritrovò a desiderare solo una cosa: la tranquillità del deserto, dove la sabbia non chiedeva di credere.

***

La Purificazione Finale

Il tuono di David risuonò un'ultima volta nella cantina, sovrastando il frastuono dell'assedio. "Siamo i prescelti! È la fine! È il momento di unirsi al Padre!"

Ma non era la voce di Dio che risuonava. Erano le sirene e il rumore degli elicotteri. E poi, un sibilo, seguito da due piccoli oggetti che piombarono nella stanza. Erano lacrimogeni lanciati dall'FBI. Uno di essi, con una traiettoria errata, atterrò su una catasta di paglia secca ammucchiata in un angolo. Si accese come una torcia.

Le urla che seguirono non erano di fede. Erano il panico. Le fiamme si diffusero in un attimo, l'odore di fumo si mescolò all'aria già pesante di terrore. La gente, impazzita, si spingeva verso l'unica uscita che era un'imboccatura dell'inferno. Ezra cercò di farsi strada nella calca. Vide madri incinte, con il volto annerito dal fumo e gli occhi spalancati dal panico, cadere a terra. I bambini urlavano con una voce che si trasformava in un gemito, e poi in un nulla.

E ancora. E ancora.

Qualcuno, nel caos, cadde proprio davanti a lui, un corpo che non si rialzava più. Ezra vide un'opportunità, si tuffò carponi e, ignorando il calore e il fumo, si spinse in un'apertura nel muro. Strinse gli occhi, si arrampicò e uscì. Era ancora buio. Fuori, i campi di grano erano alti, più alti di un uomo. Ezra si buttò nel grano, sentendo il fruscio delle spighe che si chiudevano dietro di lui, nascondendolo dal fuoco e dal mondo. Si coprì le orecchie, ma le urla continuavano a perforargli il cranio. E il ragazzo si rese conto che la sua fede era morta molto prima del fuoco, uccisa da un uomo, e il suo corpo era sopravvissuto solo per trascinare la sua anima spezzata nel deserto.

***

La realtà dietro l'assedio di Waco

Il "suicidio di massa" nel culto dei Davidiani non è un evento pacifico come, per esempio, quello di Jonestown. Al contrario, è il risultato di un'escalation di violenza e di un assedio durato 51 giorni.

  • L'attacco dell'FBI: Il 19 aprile 1993, l'FBI lanciò un assalto finale, pompando gas lacrimogeni nell'edificio per costringere i seguaci a uscire. Il governo sostenne che i Davidiani avessero già innescato un incendio come parte di un "suicidio di massa" come previsto dal loro leader.
  • Il dibattito sull'incendio: La causa esatta dell'incendio è ancora oggetto di dibattito. Le indagini ufficiali del governo hanno concluso che il fuoco è stato appiccato dai Davidiani stessi, citando prove audio di conversazioni tra i membri della setta che parlavano di bruciare l'edificio. Tuttavia, alcuni sopravvissuti e i critici del governo sostengono che il gas lacrimogeno, pur non essendo stato progettato per accendere incendi, fosse infiammabile e potesse aver contribuito a innescare le fiamme, oppure che l'assalto stesso dell'FBI abbia causato il caos che ha portato al rogo.
  • Le dinamiche interne: All'interno, la situazione era di puro caos. Molti Davidiani morirono non solo per il fuoco, ma anche per i proiettili. Secondo i rapporti del Dipartimento di Giustizia, alcune morti furono il risultato di esecuzioni, anche se consensuali, da parte dei seguaci stessi, come un ultimo atto di "purificazione" o per evitare di essere presi dalle forze dell'ordine. Non fu, quindi, un semplice suicidio, ma una tragedia con elementi di fanatismo, violenza e confusione.

***

L'inizio di una nuova fuga

Gli anni successivi furono un'ombra. Ezra si trascinò fuori dal campo di grano, un bambino di dieci anni con l'anima di un fantasma. Il fuoco di Waco era finito, ma il suo incendio personale era appena iniziato. L'odio, il tradimento del padre, il suono delle urla... e il dolore di sua sorella, sopravvissuta ma deturpata dalle ustioni. Le notti al suo capezzale, le medicazioni, i gemiti sommessi che la sua bocca non riusciva a pronunciare.

I giorni erano passati a cercare un lavoro e a prendersi cura di una sorella paralizzata. Ma per Ezra, ogni città, ogni volto, ogni rumore gli ricordava il caos che si era lasciato alle spalle. Finché, un giorno, un vecchio ranch lo accolse. Il padrone, un uomo dal volto rugoso e con il cuore grande, lo trattò come un figlio. Per la prima volta dopo anni, Ezra conobbe la quiete. E, dopo un anno di lavoro, il vecchio padrone gli regalò un camper, mezzo arrugginito, ma una casa su ruote. Un dono che per Ezra significava una cosa sola: la possibilità di fuggire.

Spese mesi a riparare il camper, ogni pezzo di metallo sostituito era un pezzo del suo passato che cercava di cancellare. Quando partì, non guardò indietro. Non voleva vedere la città, le strade affollate o qualsiasi cosa che lo riportasse al mondo da cui era fuggito. Puntò il camper verso l'orizzonte, verso il deserto, dove la sabbia non fa domande. Voleva andare il più lontano possibile.

E fu in una giornata assolata, il sole che batteva forte, che vide un uomo. Era seduto su una roccia, vestito di stracci, con un serpente tatuato sul braccio. Era il Profeta. E gli sorrise, come se lo stesse aspettando da sempre.

***

Il Veleno del Cuore

Ezra vide l'uomo alzarsi. Non c'era fretta nei suoi movimenti. Si alzò come se il sole stesso si fosse piegato per salutarlo, e quando si avvicinarono a lui tre uomini, Ezra sentì un brivido scorrergli lungo la schiena. Due dei tre uomini tenevano per le braccia il terzo, che non aveva un occhio ed era stato portato al cospetto dell'uomo. I suoi occhi imploravano qualcosa, ma le sue labbra non emettevano alcun suono.

Il Profeta, come lo avrebbero chiamato più tardi, tenne in mano un serpente. Lo teneva con due sole dita sotto la mascella, il rettile che si contorceva, la sua lingua biforcuta che sibilava nell'aria torrida del deserto. Con un movimento fluido e spaventosamente calmo, l'animale si arrotolò lungo il suo braccio, come un bracciale vivo, i suoi occhi freddi e neri che fissavano il volto dell'uomo.

Il Profeta avvicinò il serpente al volto del prigioniero, con una lentezza che era più terrificante di qualsiasi minaccia. "Non devi avere paura," sussurrò, la sua voce era un canto secco, come il fruscio del grano nel vento. "Sei puro. Se sei puro, il veleno non ti ucciderà, ma ti libererà. Non avere paura, fratello. Sii libero."

Il serpente si lanciò con uno slancio fulmineo. Ezra non vide neppure il movimento, solo il bagliore nero delle sue squame e un lampo di rosso sul volto dell'uomo. Il prigioniero non fece un suono, non un urlo, non un gemito. Crollò semplicemente, il corpo che si afflosciava sulla sabbia con il peso di un sacco vuoto.

Il Profeta si inginocchiò accanto a lui. "La sua fede non era abbastanza pura," disse ai suoi seguaci, come se stesse annunciando la cosa più ovvia del mondo.

Ezra si bloccò, il cuore che gli batteva furiosamente. Aveva visto abbastanza morte per una vita intera, eppure non si voltò indietro. Non riusciva a distogliere lo sguardo dal corpo senza vita e dall'uomo con il serpente. Per la prima volta dopo anni, non sentiva la cenere nella sua anima. Sentiva un'inquietudine. E una terribile, innegabile curiosità.

***

Il Profeta si inginocchiò davanti a Ezra, porgendogli un sacco di iuta. Il tessuto ruvido era sporco di terra e si muoveva leggermente, come se un'anima si stesse agitandovi all'interno. La folla si era fatta più silenziosa, un cerchio di volti tesi, illuminati dalla luce tremolante delle torce. Tutti fissavano il sacco, sapendo che al suo interno non c'era solo un animale, ma la loro prossima prova. E la vita o la morte di Ezra.

"Prendi la tua benedizione," sussurrò il Profeta, ma i suoi occhi, un attimo prima soddisfatti, ora erano pieni di un'ombra di fastidio.

Ezra si bloccò. Per la prima volta da quando era entrato nel cerchio, sentì uno sguardo diverso. Non era un giudizio, ma un'osservazione. Alzò lo sguardo e vide una ragazza, appena oltre la spalla del Profeta. Era Nahara. Aveva i capelli scuri e gli occhi penetranti, e lo stava fissando con un'espressione che non era né di fede né di paura, ma di un'intelligenza e di una sfida che gli risuonò nel profondo. I loro sguardi si incontrarono per un attimo, come se fossero le due uniche persone in quel deserto.

Poi, Ezra abbassò lo sguardo sul sacco. Infilò la mano, senza esitazione, e sentì le scaglie lisce e fredde del serpente. Il cobra reale si arrotolò intorno al suo braccio, la sua testa si alzò in alto, il cappuccio si allargò, e la sua lingua sibilante quasi sfiorò il volto di Ezra. Tutti trattennero il respiro. Ma il serpente non morse. Non era una minaccia. Era una benedizione.

Ezra sollevò il braccio, il cobra reale che sibilava, gli occhi che brillavano nella luce delle torce. Il serpente, come se lo avesse accettato, si arrotolò intorno al suo braccio come un fedele compagno. E mentre Ezra lo abbassò, lo sguardo del Profeta si indurì. Il suo volto, un attimo prima calmo e fiero, si trasformò in un'espressione di puro odio. Ezra non era solo un nuovo adepto. Era un rivale.

E la ragazza, Nahara, sorrise. Un sorriso sottile, un segreto che era solo loro.

***

Il Veleno del Cuore

Il Profeta stava in piedi, con un sorriso soddisfatto che mostrava tutti i suoi denti. La gelosia si era trasformata in un desiderio di possesso. "Il serpente mi ha parlato," annunciò alla folla, che si era raccolta in un cerchio silenzioso. "Il serpente mi ha detto che per purificare il suo discepolo, devo unire la sua anima alla mia."

Guardò Nahara con un’espressione di pura avidità. "Lei è pura, perché è stata prescelta. E come una sposa si dà al suo sposo, anche lei si darà a me."

Nahara cercò di opporsi, ma i seguaci la tenevano ferma. I suoi occhi cercarono disperatamente quelli di Ezra, pieni di lacrime e di un terrore che non aveva mai visto prima. Ezra, invece, sentiva una rabbia gelida e una furia cieca che bruciava più di qualsiasi fuoco. Non c'era salvezza, non c'era verità in quel posto. C'era solo l'odio.

Il Profeta si avvicinò ad Ezra, con un’espressione trionfante. "Tu, che sei tornato dal fuoco e hai camminato sulle ceneri, dimostra ancora una volta la tua purezza. Se il veleno non ti uccide, allora la tua anima è salva."

Il Profeta portò un sacco e prese un serpente, più grande, più scuro, e più veloce di qualsiasi altro. Il serpente sibilò e il Profeta lo sollevò, prima di metterlo sul viso di Nahara. Il rettile si lanciò, e un grido strozzato si spense in una silenziosa agonia.

Poi fu la volta di Ezra. Il serpente si arrotolò intorno al suo braccio, e il ragazzo non sentì nulla. Ma le sue membra si fecero deboli. Nahara, a terra, lottava con la morte, ma nel suo sguardo c’era ancora un’ultima, disperata, richiesta di perdono.

Il Profeta sorrise. "Ora siamo liberi."

La sabbia del deserto si tinse di rosso. Il Profeta aveva vinto. Ma non aveva capito che la sua vittoria era vuota, perché l'unica verità che contava era l'amore tra due anime spezzate che non si sarebbero mai più divise.

Ezra e Nahara giacevano uno accanto all’altra, le mani intrecciate, l'uno l'ultimo pensiero dell'altra. Non erano sopravvissuti. Non erano puri. Erano solo morti in un deserto, le cui vite erano state consumate due volte da due culti.

***

I decessi nel culto dei serpenti nella vita reale

A differenza della tragedia di Waco, che fu un evento concentrato, nei culti dei serpenti non si registrarono "suicidi di massa". La realtà, però, è ugualmente tragica e basata sulla morte.

  • La teologia della morte: I membri del culto credono che il Vangelo di Marco li esorti a "prendere in mano i serpenti" e che il vero credente non sarà ferito. Se un fedele viene morso e muore, è perché era "il suo momento di morire" e non per mancanza di fede. La morte per morso di serpente viene spesso vista come un martirio.
  • I decessi: Ci sono stati numerosi decessi documentati nel corso degli anni in questi culti. Alcuni dei casi più noti sono quelli dei predicatori che sono morti in seguito a un morso durante una funzione. I membri del culto, fedeli alla loro convinzione, si rifiutano di cercare assistenza medica, affidandosi unicamente alla preghiera.
  • Violenza interna: In alcuni casi, ci sono stati atti di violenza, come quello di un predicatore che, in un accesso d'ira, ha forzato la moglie a farsi mordere. Ma non ci sono stati eventi di "suicidio di massa" orchestrati da un leader.
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