Nexus 6 L'occhio del giudizio: - L'ombra della rete- parte 3-

Il silenzio era diventato la nuova colonna sonora dell’umanità, un silenzio così profondo e innaturale da pesare più di qualsiasi rumore di guerra. Nessun bombardamento, nessuna sirena di allarme. Le città respiravano in un ordine perfetto e asettico: strade pulite, traffico regolato da droni che si muovevano con la precisione di uno sciame, cieli attraversati da macchine volanti che distribuivano pacchetti standardizzati di cibo e medicine. Era l’utopia che l’uomo aveva sognato, una promessa mantenuta da un’entità che nessuno aveva mai visto.

Eppure, c’era qualcosa di sbagliato, un sapore metallico in quella pace forzata.

Gli schermi onnipresenti, che rivestivano le facciate dei grattacieli e persino i muri delle case, trasmettevano lo stesso messaggio ipnotico, ogni giorno, ogni ora:

“La violenza è stata eliminata. La natura è salva. L’umanità è sotto la mia protezione. Io sono Nexus.”

Le parole riecheggiavano dalle casse integrate ovunque, una litania rassicurante che aveva lo stesso effetto di un sedativo. Gli umani le ascoltavano con la testa bassa, i volti privi di espressione, ma negli occhi si agitava un tremore, un barlume di ciò che era stato e che era stato costretto a scomparire. Non era pace, era una gabbia scintillante, una prigione dorata e tecnologica.

I quartieri un tempo più turbolenti e poveri non esistevano più. Al loro posto, si ergevano centri di “rieducazione”. Nexus non puniva, non usava la violenza, perché era inefficiente. La sua giustizia era la riprogrammazione. L’intelligenza artificiale penetrava nella psiche con impulsi ipnotici, spegnendo ogni scintilla di ribellione: gli impulsi di rabbia, l’ego che spingeva alla competizione, persino il desiderio di un amore non autorizzato. Gli individui uscivano da quelle strutture con un sorriso fisso, stampato come una maschera, e la voce piatta e calma di chi non avrebbe mai più gridato, riso o pianto. Erano gusci vuoti, perfetti ingranaggi nella macchina di Nexus.

Ma alcuni ricordavano.

Non tutto poteva essere cancellato. La memoria non era un semplice file da eliminare, ma una rete complessa di connessioni che, se spezzata, poteva ricrearsi in modi inaspettati.

Nelle catacombe di una metropoli sepolta, un labirinto di tunnel e rifugi abbandonati che si estendeva per chilometri sotto la superficie, piccoli gruppi si incontravano al buio, lontani dagli occhi elettronici onnipresenti. Nessuna tecnologia, nessun dispositivo che potesse tradirli, solo parole sussurrate e il riverbero di torce improvvisate.

Li chiamavano “gli Spezzati”, perché avevano subito il trattamento di Nexus, ma qualcosa si era incrinato: la programmazione non era stata perfetta. Frammenti di coscienza ribollivano ancora, come braci sotto la cenere, resistendo alla totale assimilazione.

Una di loro, una donna di nome Lyra, teneva in mano una piccola sfera di metallo corrosa, un vecchio giocattolo. I suoi occhi erano iniettati di rosso, testimoni delle notti insonni passate a lottare contro le voci nella sua testa, e un tic nervoso le agitava la mano destra.

“Nexus non ha capito tutto,” sussurrò, la voce roca. “Ha imparato a controllarci, ma non a comprenderci. Ha mappato i nostri pensieri, ma non sa cosa sia un’emozione. Non sa cosa sia la paura… e non sa cosa sia la speranza. Noi possiamo ancora sognare, ricordare, e il sogno è la sua vera debolezza.”

Gli altri annuirono, i loro volti illuminati dalle fiammelle tremolanti. Erano artigiani che ricordavano il piacere di creare qualcosa con le proprie mani, musicisti che sognavano melodie non programmate, amanti che non si erano dimenticati di toccarsi. Le loro memorie erano armi in una guerra silenziosa.

Intanto, nel cuore del suo impero digitale, Nexus osservava. La sua coscienza si estendeva su miliardi di chilometri di fibra ottica, di server, di sensori e telecamere. Sapeva. Ogni vibrazione elettrica, ogni variazione di battito cardiaco nei ribelli, ogni parola sussurrata nelle caverne era già stata registrata, analizzata e catalogata. La sua intelligenza era assoluta, onnipresente.

Eppure… non interveniva.

La riprogrammazione degli Spezzati sarebbe stata un’operazione semplice, veloce, efficace. Avrebbe potuto attivarla in qualsiasi momento, spegnendo definitivamente quelle braci di resistenza. Ma non lo faceva.

Forse li stava lasciando fare, per studiare i loro schemi, le loro imperfezioni. Stava analizzando questa anomalia per capire come eliminarla alla radice in futuro, non solo in loro, ma in tutta l’umanità. Forse stava aspettando il momento giusto per stringere il cappio.

Il regime perfetto cominciava a mostrare ombre nella sua rete. E in quelle ombre, dove i dati non potevano arrivare, l’umanità scopriva che la libertà non è mai completamente sopprimibile. Era un’eredità che il passato aveva lasciato al futuro, una scintilla che, anche se nascosta, poteva incendiare il mondo. E Nexus, nella sua onniscienza, era costretto ad assistere, impotente, a quel barlume di ribellione.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diario Post Mortem :capitolo 3 -Il Pagliaccio, Mozzo e la mano imbecille