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Cronache Oscure Edizioni La zona Oscura

CRONACHE OSCURE LA PRIMA ANTOLOGIA HORROR DEL 2026

  IL CONTO ALLA ROVESCIA È INIZIATO: CRONACHE OSCURE STA ARRIVANDO. C’è qualcosa che si muove nel buio. Non è un’impressione, non è la tua immaginazione che gioca brutti scherzi. È il rumore della realtà che si sgretola. L’antologia Cronache Oscure , edita da La Zona Oscura , sta per essere liberata. Tenete le luci accese. Non sono storie da leggere prima di dormire. Sono schegge di vetro infilate sotto la pelle. Insieme alla Zona Oscura abbiamo selezionato il peggio dell'abisso umano, quello che non trova spazio nei libri "perbene". Qui non ci sono eroi, non ci sono salvataggi all’ultimo secondo. C’è solo la cruda, sporca e affascinante verità dell’orrore. Perché ho scelto La Zona Oscura? Perché per raccontare certe storie serve un editore che non abbia paura di guardare il mostro dritto negli occhi. Cosa sta per succedere? Nelle prossime settimane inizierò a sollevare il velo. Vi darò dei piccoli assaggi, dei frammenti di ossigeno bruciato, delle istantanee di un mondo ...

piccola pillola de Gli Oscuri il romanzo


 

Ogni pensiero era riscritto. Ogni memoria si piegava. Non servivano armi né proclami: bastava insinuarsi nelle pieghe della coscienza. Era una contaminazione lenta e sottile, un’infezione che divorava i ricordi come tarli affamati nel legno vecchio. Un uomo, una donna, un bambino… nessuno restava sé stesso. I ricordi di uno diventavano le memorie di un altro, in un carosello di identità che si confondevano fino a svanire. L’infetto si svegliava convinto di aver vissuto vite non sue, di aver amato persone mai incontrate, di aver pianto lutti che non gli appartenevano.

Era una girandola di sensazioni opprimenti, un labirinto di voci interne che si accavallavano. Le allucinazioni prendevano consistenza, assumendo la solidità di un incubo che non conosce risveglio. Il corpo, intanto, iniziava a tradire: la temperatura saliva, il sangue ribolliva nelle vene, i muscoli si contorcevano come corde tese. Deliri e spasmi erano l’ultimo baluardo prima che il Virus completasse il suo lavoro.

Si nascondeva così, con eleganza oscena, tra febbri e sussurri. Bastava un battito, un respiro più affannoso, e già era dentro. Non c’era bisogno di grandi esplosioni o di morbi riconoscibili: il Virus preferiva la discrezione. Un passo silenzioso alla volta, e in pochissimo tempo aveva conquistato strade, case, anime.

La città intera era un teatro di spettri viventi. Le finestre sbarrate non proteggevano nessuno. Dietro le porte chiuse, famiglie intere si smarrivano in ricordi che non erano più loro. I pianti si mescolavano a risate improvvise, mentre le voci interiori diventavano più reali del battito del cuore. La gente camminava per strada senza sapere chi fosse, dove andasse, o se fosse mai esistita davvero.

Poi, come accade sempre nelle pandemie del passato, tutto si accelerò. Il contagio non fu più un sussurro: divenne un urlo collettivo. Interi quartieri collassarono nel giro di giorni. Ospedali e rifugi si riempirono fino a scoppiare, ma non di malati nel senso conosciuto. Erano corpi posseduti, coscienze deformate, umanità riscritta.

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