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Cronache Oscure Edizioni La zona Oscura

CRONACHE OSCURE LA PRIMA ANTOLOGIA HORROR DEL 2026

  IL CONTO ALLA ROVESCIA È INIZIATO: CRONACHE OSCURE STA ARRIVANDO. C’è qualcosa che si muove nel buio. Non è un’impressione, non è la tua immaginazione che gioca brutti scherzi. È il rumore della realtà che si sgretola. L’antologia Cronache Oscure , edita da La Zona Oscura , sta per essere liberata. Tenete le luci accese. Non sono storie da leggere prima di dormire. Sono schegge di vetro infilate sotto la pelle. Insieme alla Zona Oscura abbiamo selezionato il peggio dell'abisso umano, quello che non trova spazio nei libri "perbene". Qui non ci sono eroi, non ci sono salvataggi all’ultimo secondo. C’è solo la cruda, sporca e affascinante verità dell’orrore. Perché ho scelto La Zona Oscura? Perché per raccontare certe storie serve un editore che non abbia paura di guardare il mostro dritto negli occhi. Cosa sta per succedere? Nelle prossime settimane inizierò a sollevare il velo. Vi darò dei piccoli assaggi, dei frammenti di ossigeno bruciato, delle istantanee di un mondo ...

I miei preferiti ( e non sono dolci)

  • Intervista col Vampiro. Incubi e Deliri. Il gioco di Gerald .At the Mountains of Madness” (Alle montagne della follia) The Shadow over Innsmouth” (L’ombra su Innsmouth) Dracula B.Stoker. Frankenstein. Luigi Musolino

Besteseller di Amazon : La doccia


 

Premette due dita sul vetro.
Per un istante, ebbe la sensazione che il cristallo le rispondesse.
Una vibrazione lieve.
Quasi un… respiro.

Elisa tolse la mano di scatto.
Era solo un’impressione.

Aprì l’acqua un attimo per controllare.
Un getto violento esplose dal soffione, colpendole il polso.

“Ahi!” si lamentò, massaggiandosi la pelle arrossata.

Chiuse subito.
Il getto cessò.
Tutto tornò immobile.

Troppo immobile.
Come un animale che trattiene il fiato in attesa.

Elisa decise di andarsene al volo.
Chiuse la porta del bagno senza guardare indietro.

Ma dal corridoio, giurò di aver sentito un tic, un colpo secco sul vetro.
Come una nocca che bussa.
Una sola volta.

Sollevò lo sguardo verso il soffitto.
Il silenzio le scivolò addosso, pesante.

— Quando si arriva a parlare con le docce, vuol dire che è ora di un caffè — sospirò.

E si convinse che quel rumore fosse frutto della sua immaginazione.
Nient’altro.

Passarono tre giorni senza nulla di strano.
Lavoro, cena veloce, scroll del telefono fino a crollare sul letto.
La doccia… era solo una doccia.
Di nuovo.

Finché una mattina Elisa si svegliò con un gelo improvviso lungo la schiena.
Il pigiama le aderiva alla pelle come una seconda tuta, zuppo d’acqua.
Le lenzuola bagnate si incollavano alle gambe.
Ancora.

Ingoiò un nodo.
Si tirò su lentamente, come se il suo corpo pesasse più del solito.
Guardò il pavimento: piccole impronte bagnate, dal letto al corridoio, fino alla porta del bagno.

“ Di nuovo?…” mormorò.
Quella voce che non somigliava alla sua.

Spinse piano la porta.
La doccia era aperta.
Il vetro gocciolava ancora.
L’acqua scorreva lenta dal soffione, come un fiore che si chiude.

Elisa restò immobile.
Non ricordava nulla.
Non un sogno, non un rumore.
Solo buio.
Buio totale.

Si sfiorò il collo.
Umido.
Caldo.
Come se qualcuno avesse appena posato la mano lì.

— Sonnambulismo… — sussurrò, cercando di crederci.
Aveva letto che lo stress poteva fare brutti scherzi.
Che il corpo a volte si muoveva senza chiedere permesso alla mente.

Già.

Però… c’era un dettaglio.
Qualcosa che non riusciva a ignorare.

Le sue unghie.
Perfettamente pulite, come se qualcuno le avesse lavate una ad una.
E sotto la pelle delle braccia, una sensazione strana, come un formicolio.
Una vibrazione silenziosa che le pulsava dentro.

Elisa inspirò profondamente.
Il vapore le entrò nei polmoni, troppo profondo, troppo dolce.
Fece un passo indietro.

La doccia sembrava… saziata.
Tranquilla.

Elisa spense l’acqua senza guardarla.
Non voleva vedere il suo riflesso sul vetro.
Non voleva scoprire cosa le avrebbero restituito quegli occhi.



Uscì dal bagno tremando, ma con una decisione in testa:

Non sarebbe più entrata sotto quella doccia.
Mai più.
…forse.
Relax

La domenica era il suo unico giorno di pace.
Niente clienti che urlano, niente mail alle due di notte, niente colleghi che sorseggiano caffè come fosse un trofeo.
Solo silenzio.
E un buon libro.

Elisa era rannicchiata sul divano, avvolta in un plaid morbido, con il tintinnio leggero della pioggia contro i vetri a farle compagnia. Novembre aveva finalmente deciso di portare il suo freddo malinconico, quello che invitava a restare in casa senza rimorsi.

La storia la stava prendendo.
Girò pagina.
Una frase le sfiorò la mente.
Gli occhi si fecero pesanti.

Un battito di ciglia.
Uno solo.

Quando li riaprì, l’acqua le stava colpendo il volto.
Diretta.
Gelida.

Sussultò.
Il cuore schizzò in gola.

Era nella doccia.
Totalmente vestita.
Il libro stretto fra le mani, zuppo, le pagine ridotte a una poltiglia informe.

— Cosa diavolo…che cazzo... — respirò a fatica, indietreggiando.

Il getto d’acqua rimbalzava sulla giacca, scivolava lungo i jeans, si infilava nelle scarpe, riempiendole di una sensazione viscida e fredda.
Il plaid era sparito.
Come il divano.
Come quei dieci secondi della sua vita che non riusciva a ricordare.

Provò ad aprire la porta della doccia.
Il vetro non si mosse.
Sembrava incollato a lei.
O lei a lui.

Le mani tremavano.
Con un gesto istintivo, appoggiò il libro fradicio sulla parete trasparente.
Le pagine aderirono al vetro come pelle bagnata.

Elisa trattenne il fiato.

La superficie reagì.
Una lieve ondulazione—quasi impercettibile—serpeggiò sotto il cristallo.
Come se la doccia stesse… assaggiando quell’acqua mista a inchiostro, gustandosi la carta intrisa dei suoi personaggi, delle sue emozioni....


Troverete il racconto completo nel volume Cronache Oscure antologia dell'orrore edizioni La Zona Oscura

di Emanuela Ferrara

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Emanuela Ferrara