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Non è un blog. È un varco nel buio, un luogo dove la realtà si assottiglia e le storie dimenticate emergono per mordere. Racconti horror che sussurrano verità nascoste, leggende maledette che non dovresti leggere, romanzi e podcast che battono come un cuore nel buio. Se sei arrivato fin qui, il tuo mondo non sarà più lo stesso. Orrore, suspense e mistero ti attendono a ogni clic. Nulla può proteggerti: entra a tuo rischio. E se senti occhi su di te... è perché lo sono.
Cronache Oscure Edizioni La zona Oscura
I miei preferiti ( e non sono dolci)
- Intervista col Vampiro. Incubi e Deliri. Il gioco di Gerald .At the Mountains of Madness” (Alle montagne della follia) The Shadow over Innsmouth” (L’ombra su Innsmouth) Dracula B.Stoker. Frankenstein. Luigi Musolino
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Troppe porte socchiuse... e questi post uno dopo l'altro... è un avvertimento....
Parte I -Arrivo: La Dissoluzione
L'Arca-9non avrebbe mai dovuto sopravvivere. Tecnicamente, era un'aberrazione statistica. Eppure, eccola lì, sospesa nel vuoto, al confine esatto di un universo che, per una cortesia cosmica o per un errore di calcolo, non aveva ancora un nome. Aveva eluso la gravità di un buco nero; ciò che aveva trovato al di là era una violazione ancora più innaturale dei protocolli conosciuti.
Non c'erano stelle, nessun punto di riferimento. Solo una colonia orbitale abbandonata: silenziosa, congelata nel tempo. Un groviglio di metallo rotto, scheggiato come un osso di balena ripulito, che ruotava inesorabilmente attorno a un pianeta grigio, una palla di sporcizia senza atmosfera. La sua designazione, S-34//OLUS, era corrosa dal tempo, quasi illeggibile, come il nome di un morto in un registro.
Un segnale automatico gracchiò nei loro auricolari. Intermittente, disturbato, e inequivocabilmente umano. Troppo umano.
"Registrazione automatica 0944-B — richiesta di soccorso... presenza non identificata... controllo fallito... sangue nelle pareti... non siamo soli..."
Riva Colder, ufficiale esecutivo, fissava il monitor con un'espressione che non era paura, ma puro fastidio accademico. Il segnale si spense con uno sbuffo statico.
"Quel messaggio è vecchio di almeno cinquant'anni terrestri," disse. La sua voce era piatta, professionale. "Una scoria di fondo, forse. Eppure..."
Koen, il tecnico di navigazione, si voltò verso di lei. I suoi occhi non erano spaventati; erano curiosi e vagamente annoiati. "Eppure è appena stato trasmesso," concluse lui. "I buffer temporali sono corrotti. Non può essere una coincidenza, Riva. È la disfunzione come metodo."
Lana, il bio-analista, non disse nulla. Continuava a fissare il corridoio buio della passerella pressurizzata che collegava l'Arca alla colonia. Non vedeva nulla. Ma ogni tanto aveva la netta sensazione che qualcuno — o qualcosa — la stesse guardando con i suoi stessi occhi. Si voltava; non c'era nulla.
All'interno della colonia, l'aria era fredda. Troppo fredda per la stabilità termica. I muri sudavano umidità, e sembravano— se l'osservazione aveva ancora un senso — pulsare, un battito molto, molto lento.
Koen si chinò su un pannello di manutenzione, graffiato da profondi solchi che sembravano unghiate di un animale troppo grande. "Sono ovunque," disse con un tono di morboso piacere. "Come se qualcosa stesse cercando di uscire. Ma da dentro."
Riva accese la torcia. Il suo fascio non illuminava, ma sembrava selezionare il buio. "Teniamo gli occhi aperti," disse, ignorando il commento di Koen. "Nulla qui rispetta le nostre metriche. Né il tempo, né lo spazio, né...". Si interruppe. C'era un'ombra alla fine del corridoio. Una figura umana. Ferma, stranamente immobile.
"Ehi!"urlò, il suono si fece subito fibroso e insignificante nel silenzio.
Quando la luce lampeggiò su quel punto... non c'era più nulla. Solo pareti metalliche e buio.
Giorno1 - Log di Bordo non Ufficiale di Riva Colder Ore 03.21.Lana ha iniziato a sentire voci nei condotti. Afferma che le voci la conoscono per nome. Koen, che non dorme mai bene, afferma di aver sognato una cosa che sembrava vedere attraverso di lui. Un occhio di vetro. Io continuo a vedere mia sorella morta. Ma non ho mai avuto una sorella.
Parte II: Infiltrazione e Risonanza
Il silenzio della colonia non era assenza di suono, ma una presenza opprimente. Era denso, quasi palpabile, come un gel disidratato. Ogni rumore — un passo strascicato, un respiro soffocato, il gracchiare elettrico di un condotto — sembrava amplificato, come se la struttura stessa fosse viva, un orecchio gigante in agguato, inattesa di una confessione.
Koen era accasciato contro una finestra cieca. Fissava il vetro scuro, sebbene sapesse che all'esterno non c'era nulla di riconoscibile, come se da un momento all'altro potesse apparire qualcosa in grado dispiegare la sua paranoia.
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