
Il sogno, a volte, non bussa. Semplicemente apre la porta.
E oggi posso dire che una di quelle porte si è aperta davvero: la mia recensione del film The Horde è stata pubblicata su un sito dedicato. Un esperimento nato quasi in sordina, come un test silenzioso, per capire se la mia scrittura potesse reggere il passo, il respiro, il ritmo di una realtà editoriale esterna.
Non ci credevo fino in fondo. O meglio, ci credevo a intermittenza, come si crede alle cose belle quando sembrano troppo lontane per essere vere.
E invece è successo.
Chi la dura la vince, si dice. E questa volta il detto non suona come una frase fatta, ma come una piccola verità conquistata con le mani sporche d’inchiostro.
Questo risultato per me non è solo una pubblicazione. È un segnale. Un passo dentro qualcosa che somiglia alla crescita.
Ho già due libri all’attivo con le Edizioni La Zona Oscura:
Cronache Oscure – Antologia dell’orrore e Il rumore sotto Berlino. Due lavori che stanno trovando il loro spazio, il loro respiro, il loro pubblico su Amazon. E ora si aggiunge questa nuova possibilità: scrivere anche per una realtà come Club Ghost & Ipnotica, una piattaforma editoriale e culturale italiana interamente dedicata all’immaginario horror e al fantastico oscuro, uno spazio che ospita recensioni, approfondimenti e contenuti legati al cinema e alla narrativa di genere, con una forte attenzione alla qualità della scrittura e alla ricerca critica.
Sapere che le mie parole possono abitare anche lì, tra voci diverse e sguardi attenti al brivido, mi dà una spinta nuova. Quasi una corrente elettrica sotto la pelle.
È come se ogni storia che scrivo trovasse finalmente più strade per uscire, per respirare fuori da me.
La mia scrittura è sempre stata cruda, diretta, senza troppi filtri. A volte ho pensato fosse troppo, troppo intensa, troppo “spigolosa” per il panorama horror italiano. Ma il mio editore Daniele Zolfanelli mi ha sempre spinto a non smettere, a non limare il fuoco.
Secondo lui, quello che scrivo non si legge soltanto. Si attraversa. Si sente addosso. Odori, rumori, presenze.
E oggi, con questa nuova opportunità, quella sensazione diventa un po’ più concreta.
Forse non è solo scrivere.
Forse è lasciare una traccia.
E allora sì, continuo.
Perché le storie non servono solo a essere raccontate. Servono a restare.
E da oggi, il mio nome prova a farlo un po’ più in alto, un po’ più lontano.