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Cronache Oscure Edizioni La zona Oscura

CRONACHE OSCURE LA PRIMA ANTOLOGIA HORROR DEL 2026

  IL CONTO ALLA ROVESCIA È INIZIATO: CRONACHE OSCURE STA ARRIVANDO. C’è qualcosa che si muove nel buio. Non è un’impressione, non è la tua immaginazione che gioca brutti scherzi. È il rumore della realtà che si sgretola. L’antologia Cronache Oscure , edita da La Zona Oscura , sta per essere liberata. Tenete le luci accese. Non sono storie da leggere prima di dormire. Sono schegge di vetro infilate sotto la pelle. Insieme alla Zona Oscura abbiamo selezionato il peggio dell'abisso umano, quello che non trova spazio nei libri "perbene". Qui non ci sono eroi, non ci sono salvataggi all’ultimo secondo. C’è solo la cruda, sporca e affascinante verità dell’orrore. Perché ho scelto La Zona Oscura? Perché per raccontare certe storie serve un editore che non abbia paura di guardare il mostro dritto negli occhi. Cosa sta per succedere? Nelle prossime settimane inizierò a sollevare il velo. Vi darò dei piccoli assaggi, dei frammenti di ossigeno bruciato, delle istantanee di un mondo ...

I miei preferiti ( e non sono dolci)

  • Intervista col Vampiro. Incubi e Deliri. Il gioco di Gerald .At the Mountains of Madness” (Alle montagne della follia) The Shadow over Innsmouth” (L’ombra su Innsmouth) Dracula B.Stoker. Frankenstein. Luigi Musolino

Quando l'orrore cambia... musica, la musica comincia a far paura.


 

Federico Zampaglione: dalla musica all’orrore, quando una canzone comincia a mordere

Per molti Federico Zampaglione è soprattutto la voce dei Tiromancino. Quella capace di entrare nelle crepe dei rapporti, raccontare ciò che resta dopo un amore e trasformare una frase semplice in qualcosa che continua a girarti dentro anche quando la canzone è finita. Eppure dietro il musicista esiste da anni un regista con un’autentica ossessione per il cinema horror. Non un visitatore occasionale, arrivato nel genere per moda, ma un autore che sembra avere sempre tenuto una porta aperta verso il buio.

Nato a Roma il 29 giugno 1968, Zampaglione fonda i Tiromancino nel 1989. Durante gli anni Novanta il gruppo pubblica quattro album: Tiromancino, Insisto, Alone alieno e Rosa spinto. Sono dischi nei quali la forma tradizionale della canzone comincia già a contaminarsi con sonorità meno prevedibili, elettronica e ricerca.

La svolta arriva nel 2000 con La descrizione di un attimo. Il disco porta i Tiromancino all’attenzione del grande pubblico grazie a brani come Strade, presentato al Festival di Sanremo, La descrizione di un attimo e soprattutto Due destini, inserita nella colonna sonora de Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek. Da quel momento la voce di Zampaglione diventa immediatamente riconoscibile. Arrivano canzoni come Per me è importante, Imparare dal vento, Amore impossibile, Piccoli miracoli e molti altri brani che consolidano un percorso musicale costruito sull’intimità, sulla memoria e sulle zone più fragili dei rapporti umani.

Il cinema, però, era già lì.

Dalla canzone all’immagine

Zampaglione comincia dirigendo videoclip. In fondo, un videoclip è un piccolo film costretto a respirare nello spazio di una canzone: pochi minuti per creare un’atmosfera, raccontare qualcosa e lasciare un’immagine nella testa dello spettatore. È un allenamento perfetto per chi, più avanti, riuscirà a condensare un’intera tragedia in un cortometraggio di nove minuti.

Il debutto nel lungometraggio arriva con Nero bifamiliare, commedia nera uscita nel 2007 e interpretata da Claudia Gerini. Non è ancora l’ingresso definitivo nell’orrore, ma contiene già il gusto per il grottesco, l’ambiguità e ciò che si nasconde dietro la normalità.

Nel 2009 arriva Shadow. Qui Zampaglione smette di bussare alla porta del genere e la sfonda.

Seguono Tulpa – Perdizioni mortali, il cortometraggio Remember, i due corti realizzati durante il lockdown Bianca e Bianca – Fase 2, il dramma musicale Morrison e infine il ritorno all’orrore con The Well. Nel 2026 il percorso prosegue con The Nameless Ballad, presentato in anteprima mondiale al Tubi FrightFest di Londra.

La musica non viene abbandonata. Cambia corpo. Diventa montaggio, silenzio, rumore, attesa. A volte persino tortura.

Shadow: il bosco è dentro la testa

Shadow comincia come un survival horror. David, soldato americano appena tornato dall’Iraq, parte per un viaggio in bicicletta tra le montagne europee. Cerca silenzio, natura e forse un modo per lasciarsi alle spalle ciò che ha visto in guerra.

Incontra Angeline e con lei si avventura in una zona nella quale la nebbia sembra aver soffocato ogni cosa. La vegetazione è fitta, ostile, quasi ottusa. Le strade scompaiono e trovare una via d’uscita diventa sempre più difficile. Due uomini, inizialmente scambiati per cacciatori, sembrano rappresentare il primo pericolo. Ma anche loro vengono catturati insieme alla coppia.

A rapirli è Mortis, una figura alta, magrissima, muta e talmente inquietante da sembrare uscita da un esperimento dimenticato della Seconda guerra mondiale. Non ha bisogno di parlare. Gli bastano il corpo, lo sguardo e la calma con cui prepara le torture.

Una delle sequenze più forti vede una vittima immobilizzata sopra un tavolo d’acciaio, con alcune serpentine collocate sotto il corpo. Mortis aumenta progressivamente il voltaggio fino a superare i mille volt. Il corpo sul tavolo comincia letteralmente a friggere. Non c’è alcun bisogno di spiegazioni: il metallo, la corrente e l’odore quasi immaginato della carne fanno tutto da soli.

Il film, però, procede lentamente. I dialoghi sono pochi e per lunghi tratti si riducono a richieste d’aiuto, urla e tentativi di fuga. La parte centrale avrebbe potuto avere un ritmo maggiore. La nebbia funziona, Mortis funziona, le torture colpiscono, ma il racconto sembra talvolta restare intrappolato nello stesso bosco dei protagonisti.

Poi arriva il finale.

E il terreno salta in aria.

Attenzione: da questo punto sono presenti anticipazioni sul finale

Non esiste alcun serial killer. Non esistono la fidanzata rapita, i cacciatori né il cane bruciato vivo. David non sta tentando di fuggire da una montagna maledetta: sta cercando di sopravvivere alla propria memoria.

I due uomini erano suoi commilitoni durante una missione in Iraq. Dovevano stanare alcuni terroristi nascosti in una grotta. Lanciano un ordigno, ma all’interno non ci sono soltanto combattenti: ci sono dei civili. Muoiono bruciati vivi.

Quando David si risveglia in un ospedale da campo, ogni elemento dell’incubo trova il proprio posto. I due presunti cacciatori sono i compagni morti durante la missione. Angeline ha il volto dell’infermiera che lo assiste, ma non è mai esistita. Il cane bruciato diventa il riflesso delle vittime rimaste intrappolate nella grotta. Mortis non è semplicemente un torturatore: è il volto che la mente di David ha dato alla guerra, alla colpa e alla violenza.

David è sopravvissuto, ma ha perso entrambe le gambe.

Il finale non aggiunge soltanto una sorpresa. Distrugge il film che credevamo di avere visto e lo ricostruisce sotto i nostri occhi. Ogni elemento cambia significato. La montagna diventa un limbo mentale, la nebbia assume la consistenza del trauma e la fuga si rivela impossibile perché nessuno può scappare da ciò che porta dentro.

Shadow cammina lentamente nel bosco, ma quando raggiunge il finale esplode sotto i piedi dello spettatore come la mina che ha generato l’intero incubo.

Voto complessivo: 7/10
Azione e sviluppo: 7/10
Finale: 10/10

Remember: nove minuti contro l’oblio

Nel 2014 Zampaglione dirige Remember, cortometraggio scritto da Giuseppe Isoni e prodotto da Inside Productions e Rai Cinema con Luca Argentero. La protagonista è Rosa Enginoli.

Il film dura appena nove minuti, ma possiede la consistenza di un’opera completa.

Tra le rovine di una città devastata, una bambina continua a comporre il puzzle di un castello incantato. Intorno a lei non esiste più nulla che possa ricordare una fiaba: ci sono macerie, ruggine, silenzio e una nebbia che ingoia i resti del mondo.

Poi la bambina sente l’urlo del fratello Yuri.

La realtà si spezza. Figure con camici verdi e maschere antigas attraversano l’edificio. Una sala operatoria prende vita. Mani coperte di lattice, bisturi e corpi indifesi trasformano l’intervento in una violazione. Le immagini legate alla sottrazione degli organi rendono ancora più feroce il contrasto tra l’innocenza della bambina e ciò che gli adulti hanno costruito intorno a lei.

La fotografia è uno dei punti più riusciti del corto. Ogni ambiente trasmette abbandono senza diventare confuso. La bambina regge la scena con naturalezza e permette allo spettatore di entrare nell’incubo attraverso uno sguardo ancora incapace di comprenderlo fino in fondo.

La regia è precisa. Non ci sono tempi morti, scene decorative o passaggi messi lì per allungare la durata. La narrazione accompagna lo spettatore fino alla verità mantenendo viva la curiosità. Quando il significato della devastazione emerge, l’orrore smette di essere immaginario: dietro quelle immagini ci sono le vittime di una catastrofe nucleare e la nostra capacità di dimenticarle.

Il titolo non è una richiesta. È un ordine: ricordare.

Se Shadow racconta ciò che la guerra lascia nella mente di chi sopravvive, Remember parla di ciò che resta delle vittime quando il mondo decide di voltarsi dall’altra parte. In entrambi i casi l’orrore soprannaturale è soltanto la superficie. Sotto continua a muoversi qualcosa di molto più feroce: la responsabilità umana.

Voto: 9/10

Tulpa: desiderio, doppia vita e morte

Con Tulpa – Perdizioni mortali, Zampaglione entra nel territorio del giallo italiano. Claudia Gerini interpreta Lisa Boeri, donna d’affari irreprensibile durante il giorno e frequentatrice di un club privato durante la notte. Quando gli uomini con cui ha avuto rapporti cominciano a essere assassinati brutalmente, la sua doppia vita rischia di divorarla.

Il trailer costruisce un’atmosfera fatta di erotismo, visioni, bevande sospette e omicidi rituali. Il richiamo al cinema di Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci è evidente, ma Zampaglione cerca una propria strada attraverso il corpo, il desiderio e il senso di colpa.

Qui l’orrore non arriva dal bosco o da una città distrutta. Entra nei luoghi del piacere e trasforma ciò che dovrebbe liberare in una trappola.

Morrison: il ritorno alla musica

Nel 2017 Zampaglione pubblica con Giacomo Gensini il romanzo Dove tutto è a metà. Da quel libro nasce Morrison, film del 2021 con Lorenzo Zurzolo.

Dopo il sangue e le torture, il regista torna nel territorio che conosce più intimamente: la musica. Racconta aspirazioni, compromessi, fallimenti e quella fame di essere ascoltati che spesso divora chiunque provi a trasformare una passione in un mestiere.

Morrison dimostra che nel suo cinema musica e regia non sono due carriere separate. Sono due modi diversi di affrontare la stessa ossessione: creare qualcosa capace di sopravvivere al silenzio.

The Well: l’arte apre il pozzo

Nel 2023 Zampaglione torna all’horror con The Well, distribuito nelle sale italiane nel 2024. La protagonista è Lauren LaVera, già conosciuta dagli appassionati del genere per Terrifier 2. Nel cast compaiono anche Claudia Gerini, Giovanni Lombardo Radice e Linda Zampaglione.

Lisa Gray, giovane restauratrice americana, raggiunge un piccolo paese italiano per lavorare a un antico dipinto danneggiato. Quello che sembra un incarico professionale la conduce dentro una maledizione legata a una famiglia aristocratica, a un rituale vecchio di secoli e a una creatura nata dal dolore.

Il punto di partenza è già affascinante: restaurare un’opera significa riportare alla luce ciò che il tempo ha nascosto. In un horror, però, alcune immagini sono state sepolte per una ragione.

The Well promette carne, maledizioni, arte e un mostro che non vive soltanto nell’ombra. È un ritorno deciso all’orrore fisico, sporco e senza timidezza. Anche senza averlo ancora visto integralmente, il trailer mostra un film che non sembra intenzionato a chiedere permesso.

Ed è probabilmente da qui che bisogna proseguire per comprendere fino in fondo l’evoluzione del regista.

The Nameless Ballad: la paura di non riuscire più a creare

Il nuovo capitolo si intitola The Nameless Ballad. Scritto da Federico Zampaglione insieme a Barbara Baraldi, autrice dark e curatrice editoriale di Dylan Dog, il film è stato presentato in anteprima mondiale il 29 agosto 2026 al Tubi FrightFest di Londra.

Sam Gallo è un musicista inglese di origini italiane. Dopo il successo del primo disco precipita in una crisi creativa e nella dipendenza dai farmaci. Il suo entourage pretende un altro brano capace di replicare quel successo, così Sam torna nei luoghi della propria infanzia e si isola in una villa per ritrovare l’ispirazione.

Qui scopre un antico pianoforte e un diario dimenticato. Le presenze che abitano la casa cominciano a nutrirsi delle sue paure, della sua angoscia e soprattutto del suo bisogno disperato di creare.

È forse il punto nel quale le due anime di Zampaglione si incontrano definitivamente. Il musicista conosce la paura della pagina vuota, del silenzio dopo il successo e delle aspettative di chi pretende un’altra canzone. Il regista prende quella paura e le assegna una casa, un pianoforte e dei fantasmi.

The Nameless Ballad arriverà nelle sale italiane il 5 novembre 2026, dopo alcune anteprime previste per Halloween.

Le locandine sono già spettacolari. Bastano da sole ad accendere una curiosità feroce negli amanti del genere. Il trailer ancora si fa desiderare, ma l’idea di un musicista divorato dalla necessità di creare sembra il naturale punto d’arrivo di tutto il percorso di Zampaglione.

Dalla voce dei Tiromancino alle urla dentro un bosco, dal puzzle di una bambina alle maledizioni nascoste in un dipinto, Federico Zampaglione continua a raccontare ciò che accade quando qualcosa sepolto dentro di noi decide di tornare in superficie.

Adesso aspettiamo The Nameless Ballad.

E siamo pronti a morire dalla paura.

https://youtu.be/nEeyrcJXeoI?si=6b6Mn2OND6_3Y0bW