Exorcismus
La stanza non era più una stanza; era la bocca di una balena cieca, un organo caldo e umido che lamentava la perdita della luce. L’aria stessa vibrava, un battito di palpebre sordo e incessante. Le candele votive, spente non da un soffio, ma da una pressione pneumatica e gelida, lasciavano il loro fumo come lembi d’alito nero, che non salivano, ma si diffondevano a terra, strisciando. Suor Teresa, il corpo che doveva essere un tempio di grazia, levitava al centro della scena. Non si trattava di un’ascesa mistica, gentile, ma di un’alzata forzata e bestiale, come se mani invisibili e brutali l'avessero afferrata per le spalle, rivoltandola come un giocattolo di carne strappato alla sua funzione. La tunica, l’umile saio marrone, si arcuava in tratti di tessuto innaturali, la stoffa tesa fino a sembrare cuoio. La testa iniziò a ruotare. Il movimento non aveva nulla di umano: era lento, glaciale, il tronco immobile, saldo al centro della scena come un m...