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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

Lucien Ardent: il vampiro che ha conosciuto Lestat

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Lucien Ardent – Il vampiro che ha conosciuto Lestat 🩸 La notte è un manto silenzioso e pesante. Lucien Ardent cammina tra ombre e ricordi, un vampiro che ha conosciuto Lestat e che custodisce segreti troppo pericolosi per essere svelati. Oscurità, inganni e desideri proibiti lo attendono ad ogni angolo… Leggi Lucien Ardent su Wattpad

Lenny Poole e Betty Sue in Manifestazioni Deliranti di una Pandemia Zombie Inverosimile

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  La notte è una bugiarda. Non è fatta di stelle e di serenità, è fatta di zanzare che ti ronzano nell’orecchio e di un sudore viscido che non viene via neanche se ti lavi con la candeggina. Specialmente qui, in questo lembo di Texas che somiglia più a un cimitero di carri attrezzi che a una contea. Mi chiamo Leonard “Lenny” Poole e questa sera stavo seduto sulla veranda di casa, una sedia a dondolo scassata che cigolava come una vecchia con l'asma. Avevo una bottiglia di Shiner Bock calda a metà e le scarpe da lavoro che mi puzzavano di terra e grasso, le uniche che avessi mai avuto. Mia moglie, Betty Sue, era dentro che guardava un programma su come fare le torte, una cosa che non aveva mai fatto in vita sua e che mai avrebbe fatto, ma le dava un buon motivo per non guardare me. Il mio problema era che avevo visto un cadavere quel pomeriggio. Non uno di quelli puliti e composti che vedi nei film, ma uno vero. Un mucchio di carne disposta male. Lavoravo alla Ditta di Rifiuti Sm...

Una sera di Novembre. Vampir-romance

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  La sera aveva il colore del tè nero lasciato troppo a lungo sul fuoco. Uscendo dal portone, Elisa scosse le chiavi: un tintinnio da piccola orchestra distratta. Il vento di novembre le attraversò i pensieri, come se volesse scegliere quali trattenere e quali disperdere. Addosso le pesava una giornata storta, una di quelle che si incollano alla pelle senza che tu ricordi neppure da dove siano arrivate. Fu allora che lo vide. Sotto il lampione, una figura alta, un cappotto scuro, un sorriso affilato dal destino. Non aveva l’aria di chi aspetta qualcuno: sembrava aver trovato ciò che cercava. I loro sguardi si agganciarono in un punto sospeso dell’aria, un istante troppo pieno per essere solo un caso. «È tuo,» disse lui. Un guanto nero, teso verso di lei. Il suo. Elisa non ricordava nemmeno di averlo perso. La sua voce era un velluto leggermente sgualcito, caldo abbastanza da restare. «Grazie…» mormorò, ma il resto delle parole restò impigliato tra le ciglia. «Non c’è di ch...

Il cielo su Genova: Il mare può essere salvezza o condanna

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  La città non urlava: ruggiva. Le sue strade tremavano sotto il peso di passi disperati, un tamburo irregolare di vite in fuga. Le sirene si inseguivano nell’aria come spirali impazzite, tagliando il fumo che saliva dai palazzi in fiamme. Un’automobile, rovesciata su un fianco, dondolava ancora, lamentosa, come se non avesse accettato l’ultima collisione. Poi il resto. Il crollo. Il boato. Dal grattacielo del centro piovevano corpi. Alcuni ancora vivi, altri già reclamati dall’abisso. E tra loro, i morti viventi: sagome contorte che si abbattevano sulle auto, si rialzavano spezzate e riprendevano a muoversi con una fame che pareva atavica, primordiale. Era la resurrezione blasfema, un abominio in terra. Elena non pensava alla pistola. Pensava al ruggito della città che era, in verità, un lamento antico, la prova che l’orrore era arrivato. Non era la fine del mondo, si disse tremando, ma la sua corruzione. Doveva raggiungere la Stazione Centrale. Lui l'aveva detto: ovu...