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Rwanda, restiamo vivi -Il massacro e i fiori -

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      Rwanda, restiamo vivi – Il massacro e i fiori   Rwanda, restiamo vivi   Il massacro e i fiori       Il giornalista arrivò all’hotel nel tardo pomeriggio. Prima di pernottare, nascose con cura il suo equipaggiamento fotografico in un sottoscala per paura di furti: la povertà nel paese rendeva tutto incerto.         Con la macchina fotografica al collo, trascorse la giornata immortalando paesaggi, strade sabbiose, edifici bassi e le persone del luogo, sempre chiedendo il permesso prima di scattare.     Molti, per motivi religiosi, non gradivano essere fotografati.         Rientrò all’hotel solo a sera inoltrata, stanco. Accese un piccolo fornellino da campeggio, ma la fiamma si spegneva di continuo, nonostante il gas ci fosse. Si rassegnò a mangiare la scatoletta fredda, illuminato solo da una pila alogena.     Proprio in quel momento, udì un sibilo alle spalle.     Una voce infantile sussurrò:     “Il fuoco brucia...”         Si voltò, ma non c’era nulla. ...

Diario di una zombi smemorata: capitolo 3 -Mozzo, il pagliaccio e la mano stordita-

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  CAPITOLO 3  (ovvero: quando anche l’apocalisse ha detto “ma che cazzo sto guardando? ) La parrucca del giudizio universale Mozzo è tornato. Non con ossa, non con dita, ma con una parrucca arcobaleno grondante zucchero filato, clownicidio e ricordi repressi. L’ha deposta ai miei piedi come se fosse l’Ultima Reliquia del Sacro Ordine dei Pagliacci Dannati. Poi ha cominciato a ruotare su se stesso come un frullatore cosmico in preda a un’epifania. Tre giri. Quattro. Cinque. E poi: crollo mistico . Mi ha guardata come se si aspettasse una standing ovation. Io invece mi sono limitata a domandarmi se la parrucca avesse un’anima. O la rabbia. Mozzo, il cane-clown dimenticato da Dio E d’un tratto, l’illuminazione: Mozzo è figlio del circo. Non un circo normale, però. No. Un circo posseduto . Un inferno ambulante con palloncini all’elio e dolcetti alla disperazione. Mozzo ha succhiato pop-corn dalla mammella della follia e ha dormito su materassi imbottiti di risate forzate e sab...

La Città di Ghiaccio - quando il surriscaldamento globale diventa apocalittico

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  Il caldo era una coperta pesante e il rumore del cantiere un incessante martellamento. Per Davide , geologo e geofisico, era la colonna sonora della sua vita. Per due anni aveva studiato quel terreno, il cuore pulsante e roccioso sotto la città, assicurandosi che fosse abbastanza stabile da sopportare il peso del "Progetto Zenith", il grattacielo che avrebbe toccato le nuvole. Aveva esaminato tutto, tranne un'anomalia profonda che aveva liquidato come un errore strumentale: un nucleo di ghiaccio con un'energia termica negativa spaventosa. Ora, la crepa. Non una semplice fessura, ma una ferita profonda da cui non scaturì polvere, ma una nebbia bianca e densa che non si disperdeva. Un freddo innaturale che fece gelare l'acqua delle tubature in un istante. E poi, un piccolo fiore di brina, perfetto e cristallino, sbocciò su una pala meccanica rovente. L'anomalia non era un errore. Era un segnale. Il permafrost era stato risvegliato, e con esso, qualcosa di molt...

Figlio della cenere sul viale di Waco

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Figlio della cenere sul viale di Waco Figlio della cenere sul viale di Waco Ezra disegnava una spirale sulla polvere con un bastoncino. Aveva dieci anni, ma la sua infanzia era già sepolta da una montagna di comandamenti. La palla era il diavolo, il salto della corda era vanità, e i gettoni di plastica del vecchio gioco da tavolo di sua sorella erano "strumenti di Satana". "Smettila," sussurrò la sorella, appoggiandosi al muro diroccato della fattoria. Aveva tredici anni, ma il suo sguardo era già stanco. "Se ti vedono, ti puniscono." "Ho solo dieci minuti," mormorò Ezra, asciugando il sudore dalla fronte. "Prima che arrivi il sermone di David." La sorella non rispose. I suoi occhi, solitamente pieni di un'energia silenziosa, fissavano il dormitorio principale. Era una costruzione lunga e scarna, ma dentro c'era un'aria di attesa. Un paio di donne, con volti severi, erano usc...