Rwanda, restiamo vivi -Il massacro e i fiori -
Rwanda, restiamo vivi – Il massacro e i fiori Rwanda, restiamo vivi Il massacro e i fiori Il giornalista arrivò all’hotel nel tardo pomeriggio. Prima di pernottare, nascose con cura il suo equipaggiamento fotografico in un sottoscala per paura di furti: la povertà nel paese rendeva tutto incerto. Con la macchina fotografica al collo, trascorse la giornata immortalando paesaggi, strade sabbiose, edifici bassi e le persone del luogo, sempre chiedendo il permesso prima di scattare. Molti, per motivi religiosi, non gradivano essere fotografati. Rientrò all’hotel solo a sera inoltrata, stanco. Accese un piccolo fornellino da campeggio, ma la fiamma si spegneva di continuo, nonostante il gas ci fosse. Si rassegnò a mangiare la scatoletta fredda, illuminato solo da una pila alogena. Proprio in quel momento, udì un sibilo alle spalle. Una voce infantile sussurrò: “Il fuoco brucia...” Si voltò, ma non c’era nulla. ...