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Leggi su Wattpad: "Il cielo su Genova"
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Leggi la storia su Wattpad: "L'eco dei non-morti – La fame del Sé (Parte 1 – 2035)"

Invisibile contatto è tornato

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  Salve, viandanti dell’ombra. Il Faro è riemerso dal suo silenzio, dopo aver sfiorato abissi che perfino la notte evita di guardare. Ora la sua luce torna a fendere il buio, pronta a richiamare chi non teme le storie che graffiano, che ridono di traverso, che mordono il pensiero quando cala la luna. Il Faro è acceso. Avvicinatevi, viaggiatori delle tenebre . La soglia è aperta, e le storie aspettano il vostro passo. 🜁

Il Settimo Senso : oltre il confine della carne....... il Faro è nuovamente acceso per voi...

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  Nel Laboratorio K-27 non era mai davvero notte. Le luci rimanevano accese in un crepuscolo artificiale, un chiarore lattiginoso che scoloriva i volti e faceva brillare le ombre come se avessero una coscienza propria. Il dottor Varlei avanzava lento, le mani intrecciate dietro la schiena, mentre l’aria vibrava di un ronzio sottile. Non veniva dalle macchine, ma dalle menti. L’odore di ozono freddo si mescolava a un nuovo sentore, ferro caldo e umido, come se qualcosa stesse lentamente bruciando dall’interno. Le cavie erano disposte in file ordinate, sospese tra veglia e torpore, collegate a caschi sensoriali che pulsavano come uova d’insetto in procinto di schiudersi. Non cercavano poteri, né talenti nascosti. Cercavano di liberare ciò che la natura aveva imbavagliato per pietà: il Settimo Senso. Il senso che anticipa il mondo. Il senso che ascolta ciò che la coscienza non osa dire. Il senso che, una volta risvegliato, non può più tornare a dormire. Varlei si fermò davanti al S...

72 ORE

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  Il rumore non apparteneva più alle cose che lo avevano generato. Non era sirena, non era urlo, non era il lamento delle gomme sul catrame bagnato; era un’unica massa sonora, informe, che pulsava contro i timpani come se volesse entrarci. Avvertii la sensazione spiacevole che non provenisse dall’esterno, ma da dietro gli occhi. L’aria sembrava aver subito la stessa contaminazione. Il tanfo di benzina e metallo arroventato arrivava in onde irregolari, e in mezzo c’era quell’altra nota, dolciastra, appiccicosa, che raspava in gola come un’unghia spezzata. Cercai di convincermi che fosse un odore familiare, per normalizzarlo, ma il pensiero che potesse diventarlo mi diede la nausea. Eravamo incastrati tra due auto ripiegate su sé stesse come carcasse d’insetti. Il furgone blu che avrebbe dovuto portarci via era finito contro un semaforo storto, proprio all'angolo del Lungo Po Antonelli. Le luci lampeggiavano a intermittenza, senza sequenza, come un codice che nessun...

Settore 9: quando la sopravvivenza è assimilazione

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«Qualsiasi cosa accada, la supereremo insieme...» Le parole della dottoressa Varon rimbalzarono nel corridoio sterile, mentre la porta automatica si chiudeva alle loro spalle con un sibilo d'aria compressa. Il pavimento rifletteva le luci al neon come una lama d'acciaio. Odore di ozono, plastica bruciata, e un battito sordo e regolare — tic-tic-tic — proveniente dalle pareti, come un cuore artificiale che aveva dimenticato di morire. Il Settore 9 era stato sigillato dieci anni prima, dopo che gli esperimenti su campioni biologici estratti da un ghiacciaio siberiano erano andati troppo oltre. All’interno, avevano trovato una forma di vita perfettamente conservata: un insetto simile a una blatta, dotato di strutture neurali avanzate. Questa creatura si era rivelata un parassita che si riproduceva per infezione, entrando nel corpo dell’ospite e “riscrivendo” il suo sistema nervoso. L’uomo e l’insetto diventavano una sola cosa, e l’intelligenza collettiva prendeva il controllo...

Mozzo è tornato

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  L'Ultimo Circo Sulla Cenere: Il Ritorno di Mozzo Il vento di cenere, intriso del fetore di ozono bruciato e vecchi hot dog radioattivi , sferzava il mio riparo improvvisato, un ammasso di lamiere contorte e insegne al neon mezze fuse. L'aria era un denso brodo di follia e polvere cosmica. In questo teatro di rovina, Mozzo è tornato . Non con gli artigli di un mastino infernale o il moncherino di un dio caduto, ma con una parrucca arcobaleno . Una massa idrostatica, grondante melma viola e verde acido che un tempo doveva essere zucchero filato e disperazione concentrata. Era l’odore della strage di clown, l'essenza di un'infanzia terminata con un botto nucleare. L’ha deposta ai miei piedi—o meglio, ai piedi della mia unica gamba funzionante—come fosse la Santissima Reliquia del Sacro Ordine dei Pagliacci Dannati . La parrucca pulsava, un cuore finto che non aveva mai conosciuto la gioia. Mozzo, il cagnolino-abominio che non ringhia, ma emette un cigolio di bicicletta...

Prometheus

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 It had been over two months that I’d been trying to build a proper plot. Every night, the silence of the room swallowed me, and all I could put on paper were two trembling, meaningless lines. The other writers in the course seemed light-years ahead: their stories flowed effortlessly, their characters moved naturally, while mine stayed frozen, blind. The literary contest was yet another slap in the face. “It lacks something,” they said, yet I poured my soul into it. Nights spent writing, erasing, rewriting… words that seemed beautiful to me crumbled like sand through the fingers of critics. And then, in a moment of despair and madness, I thought not of writing something, but of writing – someone. Someone who would breathe with me, who could live and die with my words, expanding into extraordinary landscapes and dark worlds that only I could see. It was not the creation of a company, nor a collective work. It was the creation of my Ego. It had to be as I wanted, it had to express ...

Prometeo

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  PROMETEO Era più di due mesi che cercavo di mettere su una trama come si deve. Ogni sera il silenzio della stanza mi inghiottiva, e quello che riuscivo a buttare su carta erano due righe, poche, tremolanti, senza senso. Gli altri scrittori del corso sembravano già lontani anni luce: le loro storie scivolavano lisce e piene, i personaggi si muovevano con naturalezza, mentre i miei rimanevano fermi, ciechi. Il concorso letterario fu l’ennesimo schiaffo in faccia. Non ero mai all’altezza, dicevano: “Manca di quid”, eppure ci mettevo l’anima. Notti intere a scrivere, cancellare, riscrivere… parole che a me sembravano splendide, ma che agli occhi dei critici si sgretolavano come sabbia tra le dita. E allora, in un attimo di esasperazione e follia, pensai non di scrivere qualcosa, ma di scrivere – qualcuno. Qualcuno che respirasse insieme a me, che potesse vivere e morire con le mie parole, che si espandesse nei paesaggi straordinari e nei mondi oscuri che soltanto io sapevo vedere...

La ragazza nello specchio

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  Si diceva che nessuno osasse guardarla. Non nel riflesso. Era un contagio oculare, un morbo della percezione che si diffondeva solo tra chi sceglieva di tacere. La leggenda aveva una radice marcia, cresciuta nell'umidità delle menzogne. Si raccontava di una ragazza, anni addietro, che fu tradita e lasciata morire nel retro di uno di quei bagni pubblici, in un silenzio che solo la sporcizia delle pareti poteva contenere. Un testimone, forse un amico, forse un codardo spaventato, si limitò a guardare la sua fine nello specchio incrinato, senza alzare un dito, senza emettere un suono. Il suo ultimo sguardo non fu per il suo aggressore, ma per quel riflesso, quello dell'indifferenza e del silenzio complice. Per questo, la ragazza non appariva, ma si coagulava nello spazio vuoto degli specchi, emergendo come una bolla di catrame nero dalle superfici lucide. Lo faceva solo per chi custodiva un segreto, un peso così grave da distorcere la realtà e macchiare la coscienza di chi lo ...

Sono qui... ora

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  Quando una domanda rimane senza risposta, non scompare: serpeggia nei pensieri, rode silenziosa. Quando il mondo sprofonda in una pandemia mentale e la realtà si incrina come vetro gelato, non sai più in cosa credere. Quando il tuo unico sentiero verso la salvezza è guidato dalle zampe fedeli del tuo cane, impari che la fiducia è più tagliente del dubbio. Quando il Virus ti stringe, contorce i tuoi ricordi e ridisegna la tua mente… Solo allora potrai scorgere gli Oscuri . Un virus che non uccide il corpo, ma riscrive la coscienza dall’interno. Una metamorfosi invisibile. Una discesa nell’incubo. Il cammino è iniziato. Non chiudere gli occhi. 📍 Disponibile ora su Kobo e Amazon . Gli Oscuri eBook : Ferrara, Emanuela: Amazon.it: Kindle Store Gli Oscuri eBook di Emanuela Ferrara - EPUB | Rakuten Kobo Italia